Piemonte

Buono, pulito, giusto. Carlin Petrini nei suoi libri: cosa ci dicono i suoi scritti


È stato un rivoluzionario nei gesti ma anche nelle parole. Pensieri sempre incisivi e diretti quelli che Carlo Petrini ha condensato in decine di libri nel corso della sua lunga esperienza alla guida di Slow Food, dagli anni Ottanta ad oggi. L’unico fine perseguito attraverso la scrittura era che quelle parole si traducessero in processi trasformativi e quindi in azioni umane. La nobiltà e il potere della scrittura che dà corpo al pensiero e cambia il mondo trovava nell’integrità di Carlin un prezioso alleato.

Rileggere ora, nel momento della perdita e dell’assenza, tutti i titoli che ha pubblicato con Slow Food Editore e con le più importanti case editrici italiane, da Rizzoli a Guanda e Giunti, o con la Libreria Editrice Vaticana (“Il gusto di cambiare. La transizione ecologica come via per la felicità”, con la prefazione di Papa Francesco), aiuta a comprendere il solco profondo che Petrini ha tracciato su questa terra dove, come si ostinava a predicare, «chi semina utopia raccoglie realtà»

Dal seminale “Le ragioni del gusto”, il suo primo saggio teorico edito da Laterza nel 2001, in cui presentava e descriveva la filosofia di Slow Food come «un pensiero collettivamente condiviso, un’avventura che comincia con la politica e il vino, e approda, all’insegna di premi e Prèsidi, nel Terzo Mondo, con l’intento di promuovere quanto di buono e appetibile tali Paesi producano o possano produrre».

Nel 2005 nelle quasi trecento pagine di “Slow Food Revolution. Da Arcigola a Terra Madre. Una nuova cultura del cibo e della vita”. (in conversazione con Gigi Padovani e con la prefazione di Vandana Shiva), Carlin scelse di ripercorre i passaggi più importanti del percorso che la sua amata chiocciola aveva fatto fino a quel punto, partendo dal «salotto di Bartolo Mascarello, patriarca del Barolo» dove negli anni ‘70 si recava insieme ad altri giovani amici, ex sindacalisti o militanti della sinistra a sinistra del Pci, per «imparare i segreti della cantina, degustare, parlare di politica e contadinerie». Dello stesso anno, il 2005, è il manifesto “Buono, pulito e giusto” (Einaudi), tre parole che oggi racchiudono il suo vero testamento, dove Carlin si presentava come «un gastronomo e, se vi viene da sorridere, sappiate che non è semplice esserlo. È complesso, perché la gastronomia, considerata una cenerentola nel mondo del sapere, è invece una scienza vera, che può aprire gli occhi». In quel libro, poi ripubblicato svariate volte, si rendeva manifesta una visione rivoluzionaria del mondo che rovesciava gli stereotipi sul cibo, l’ambiente, la natura e l’agricoltura: «Il cibo è ben più che un semplice prodotto da consumare – scriveva il fondatore di Slow Food e Terra Madre – è felicità, identità, cultura, convivialità, nutrimento, economia di territorio, sopravvivenza».

Ci sono poi dei piccoli libri, delle lumache di carta, che hanno fatto molta strada in questi anni. Nel dialogo con lo scrittore cileno Luis Sepùlveda in “Un’idea di felicità”, Petrini spiegava il valore dell’«intelligenza affettiva» che stava alla base di Terra Madre insieme a quello dell’caustera anarchia»: «come poteva venirmi in mente di invitare a Torino per la prima volta nel 2004 e poi ogni due anni, migliaia di contadini, pescatori, piccoli artigiani del cibo, nomadi, allevatori, tutti in rappresentanza delle loro comunità del cibo e da quasi ogni paese del mondo?… L’idea della convivialità, di costruire questo grande convivio che è Terra Madre quando i delegati da tutto mondo si ritrovano insieme, mi ha dato fiducia».

E poi c’è “Zuppa di latte”, un libretto in cui si condensa la semplicità e l’umanità dell’autore, dove Petrini parla di un passato in cui le famiglie piemontesi la domenica sera si raccoglievano attorno al potagé, la stufa, dove veniva preparata per cena la supa ’d lait, la zuppa di latte, col pane raffermo».

Infine, ci sono i dialoghi con il Santo Padre, Papa Francesco, che bonariamente lo chiamava «agnostico pio» riconoscendogli di avere «pietà per la natura, un atteggiamento nobile». Nel libro “Terrafutura” del 2020 ragionava invece del futuro, della crisi ecologica della Terra e delle ingiustizie sociali connesse, e raccontava anche dell’incontro e della collaborazione con il Pontefice di origini piemontesi, nati da una lettera che Carlin gli scrisse in seguito al suo primo viaggio pastorale a Lampedusa «in segno di solidarietà con i migranti della rotta mediterranea», dal quale prese vita un lungo confronto su terra, cibo, religione e sull’ecologia integrale che è stato un tema cardine anche del pontificato di Bergoglio e dell’enciclica “Laudato sì”. Attraverso la sua ampia bibliografia, emerge quindi il ritratto di uno degli intellettuali più vivaci e visionari della nostra epoca, come hanno voluto ricordarlo gli amici di Slow Food.


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