“Una poesia etica, intimistica e spirituale”

Nel panorama della poesia italiana contemporanea, spesso oscillante tra sperimentalismo esasperato e intimismo diaristico, Questo spentoevo di Gianfranco Lauretano si distingue come un libro di rara compattezza morale e musicale.
Pubblicata nel 2024 da Graphe.it, la raccolta si presenta come un dialogo serrato con il nostro tempo, ma anche come una conversazione ideale con la grande tradizione poetica del Novecento, in particolare con Giorgio Caproni, presenza
costante e quasi “nume tutelare” lungo tutto il libro.
Il titolo stesso, Questo spentoevo, colpisce immediatamente per la sua forza inventiva. È una parola composta, aspra e suggestiva, che evoca un’epoca “spenta”, esausta, priva di slancio spirituale. Eppure Lauretano non indulge mai nel
puro pessimismo. La sua poesia nasce dentro la crisi contemporanea -morale, politica, linguistica-, ma cerca continuamente una fenditura di luce, una possibilità di rinascita. Nei suoi versi si avverte la convinzione che sotto la cenere della modernità sopravviva ancora una brace umana e spirituale pronta a riaccendersi.
Uno degli aspetti più intensi della raccolta è, così, il continuo movimento tra fragilità e invocazione. Lo si coglie magnificamente nella poesia Togliti dalla lontananza, tra le più belle del libro:
“Togliti dalla lontananza/
vieni, entra nella stanza.”
Sono versi semplicissimi solo in apparenza. Dentro quella richiesta accorata -quasi una preghiera- si condensano infatti il bisogno di presenza, la paura della paralisi interiore, il desiderio di essere salvati da una distanza che è insieme fisica, affettiva e spirituale. La figura materna evocata nella poesia assume perciò un valore universale: grembo, rifugio, memoria della grazia ed è qui che Lauretano mostra una delle sue qualità migliori, ovvero la capacità di trasformare un’esperienza personale in un’immagine condivisibile da tutti.
Il rapporto con la tradizione è un altro elemento decisivo della raccolta. Lauretano, difatti, raccoglie l’eredità ritmica e morale di Caproni, tanto che la sua scrittura possiede quella stessa capacità caproniana di alternare leggerezza musicale e profondità metafisica, ironia e interrogazione religiosa. Molti testi sembrano costruiti su una tensione continua tra il parlato quotidiano e l’improvvisa illuminazione lirica.
Il risultato è una poesia accessibile, ma mai semplice; limpida nel dettato, ma ricca di risonanze interiori.
I temi affrontati sono dunque numerosi: l’amore, il male contemporaneo, la perdita del senso comunitario, la fede, il ricordo della madre, il destino dell’Europa, il bisogno di verità. Tuttavia, il libro evita accuratamente la frammentarietà e ogni testo converge verso una domanda fondamentale: come può l’uomo contemporaneo ritrovare un centro spirituale in un’epoca dominata dal rumore, dal conformismo e dalla superficialità?
Lauretano osserva il presente con uno sguardo severo ma non disperato. In tal senso, talvolta il tono si fa polemico, quasi satirico, soprattutto quando prende di mira certe derive culturali e mediatiche del nostro tempo; altre volte prevale invece una tenerezza sommessa, soprattutto nei testi dedicati agli affetti e alla memoria.
Dal punto di vista stilistico, la raccolta sorprende per il controllo musicale del verso.
Le rime interne, le assonanze, il ritmo incalzante, e insieme colloquiale, creano una voce riconoscibile, mai artificiosa. Si percepisce il lavoro di un poeta che conosce profondamente la tradizione italiana ed europea, ma che non la utilizza come ornamento erudito. La cultura poetica di Lauretano diventa piuttosto materia viva, respirazione naturale del testo. Non è un caso nella scrittura dell’autore rimanga qualcosa anche di quella intensità lirica e di quella tensione spirituale tipiche della grande poesia russa.
Ma ciò che rende davvero significativo Questo spentoevo è forse il suo coraggio controcorrente: in un’epoca che spesso considera la poesia un linguaggio marginale o puramente autoreferenziale, Lauretano restituisce alla parola una
funzione conoscitiva ed etica. La poesia -sembra dirci l’autore- non serve a decorare il mondo, ma a leggerlo più profondamente e a interpretarlo costruttivamente. Per questo, i versi di Lauretano cercano continuamente un significato oltre l’apparenza immediata delle cose. In quest’ottica, ogni testo contribuisce a edificare un itinerario coerente, quasi una meditazione poetica sul nostro tempo e sul destino dell’uomo occidentale. Il lettore ne esce con la
sensazione di avere attraversato non soltanto un libro di poesie, ma una domanda aperta sulla possibilità stessa della speranza.
Questo spentoevo conferma dunque Gianfranco Lauretano come una delle voci più solide e consapevoli della poesia italiana contemporanea: una voce capace di unire tradizione e urgenza civile, musica e riflessione filosofica.
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