Toscana

Morì cadendo dal balcone, ai genitori un risarcimento da un milione di euro. “Ora una fondazione in nome di Martina”


Oltre un milione di euro. A tanto ammonta il risarcimento che in solido Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi dovranno versare ai genitori di Martina Rossi, Franca Murialdo e Bruno Rossi. A stabilirlo è la sentenza pronunciata ieri 20 maggio dal giudice del Tribunale di Arezzo Fabrizio Pieschi. 

Martina Rossi morì all’alba del 3 agosto del 2011 a Palma di Maiorca, precipitando dal balcone dell’hotel Santa Ana. Era il balcone della stanza in cui soggiornavano due giovani di Castiglion Fibocchi, accusati di tentata violenza sessuale di gruppo e successivamente condannati a tre anni di reclusione.

La sentenza 

Di ieri la sentenza della causa civile che aveva preso avvio nel gennaio del 2024. Durante il procedimento i genitori della giovane  avevano presentato una perizia medico legale per illustrare le conseguenza di questa terribile tragedia sulle loro vite. I due imputati, assistiti dagli avvocati Tiberio Baroni e Stefano Buricchi, hanno contestato un “concorso di colpa” della vittima, sostenendo che Martina avrebbe “posto in essere una condotta imprudente, idonea a concorrere alla causazione dell’evento o, addirittura, a interrompere il nesso causale tra la condotta loro ascritta e il decesso”. Ipotesi esclusa dal giudice che scrive nella motivazione: “La precipitazione dal balcone non può costituire un fatto autonomo, sganciato dalla precedente
condotta illecita dei convenuti, ma si colloca all’interno della sequenza causale originata dall’aggressione e dal tentativo di violenza sessuale, già accertati in sede penale. La condotta di Martina deve, pertanto, essere valutata non come frutto di una scelta libera, ponderata e irragionevole, bensì come reazione immediata, e disperata, a una situazione di pericolo determinata interamente dalla condotta altrui”.

Le somme dovute

Albertoni e Vanneschi dovranno, in solido,  489mila 836,32 euro a Franca Murialdo e 457mila 563,49 a Bruno Luigi Rossi, “a titolo di danno non patrimoniale iure proprio complessivamente considerato”. A questi si aggiungono 74mila 531,94 euro “per il danno non patrimoniale iure hereditatis e il danno patrimoniale”. “Il totale complessivo liquidato, comprensivo degli interessi compensativi liquidati sino al 30.04.2026, è pari a € 1.021.931,75”.

“Dopo la condanna penale definitiva – affermano gli avvocati Alessia Baglioni e Luca Fanfani -, anche il giudice civile ha riconosciuto le ragioni dei genitori di Martina, la cui vita è stata prematuramente spezzata da una morte violenta, all’esito di una disperata fuga da un tentativo di violenza sessuale. Ogni singolo euro del risarcimento disposto verrà destinato da Franca Murialdo e Bruno Rossi alla Fondazione in memoria di Martina: perché il nome di Martina continui a vivere come impegno civile, educativo e culturale contro la violenza sulle donne e ogni tipo di violenza”.

Il commento dei difensori

“Prendiamo atto della sentenza civile del Tribunale di Arezzo” afferma il legale Stefano Buricchi – “ma la riteniamo una decisione profondamente ingiusta, che si inserisce nel solco di una vicenda processuale dall’andamento tormentato. A nostro avviso, a monte vi è stato un gravissimo errore giudiziario, che non poteva non riverberarsi anche sull’esito civile. Il procedimento penale è stato un processo essenzialmente indiziario, relativo a un fatto avvenuto all’estero, nel quale la condanna definitiva si è fondata non sulla certezza processuale ma su valutazioni del tipo ‘è ragionevole ritenere che’ — una formula che stride apertamente con il principio cardine del diritto penale: quello dell’oltre ogni ragionevole dubbio. L’ondivago andamento dei gradi di giudizio — assoluzioni, condanne, rinvii — è la fotografia più eloquente di quanto questa vicenda fosse tutt’altro che cristallina. Il mio assistito continua, oggi come ieri, a professarsi innocente e non ha mai smesso di contestare una ricostruzione dei fatti che riteniamo errata, tanto sul piano penale quanto su quello risarcitorio. La verità processuale e la verità reale non sempre coincidono. Quello che è accaduto in questo caso ne è, purtroppo, una dimostrazione dolorosa. Valuteremo ogni rimedio giuridico disponibile”.

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