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L’Ue frena sulla deroga al Patto ma Meloni tiene il punto: ‘Reagisca’ – Altre news

Le posizioni al momento restano ferme e, nonostante Giancarlo Giorgetti al Festival di Trento predichi “ottimismo” per una proposta che è innanzitutto “razionale”, il rischio di un alzamento della tensione tra Ue e Italia è dietro l’angolo. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen, entro la prossima settimana, replicherà per iscritto alla richiesta di Giorgia Meloni di allargare all’energia la deroga al Patto di stabilità sulla difesa.

Chi si attende una netta apertura, da parte della numero uno di Palazzo Berlaymont, rischia di restare deluso. Le prime mosse dell’esecutivo non andranno nella direzione richiesta dal governo. Si concentreranno invece sul tesoretto da 95 miliardi, fatto di risorse di Coesione e fondi ancora non elargiti del Next Generation Ue. Ogni strappo alle regole fiscali, in questo momento storico, è visto da Bruxelles come uno strappo alla prudenza che richiede la congiuntura economica delineata dalle stime di primavera.

La Commissione, nei prossimi giorni, puntellerà un primo schema di intervento. Già al summit di Cipro, von der Leyen aveva indicato l’exit strategy degli “strumenti esistenti”. Le direzioni generali di Palazzo Berlaymont sono al lavoro.

Probabilmente già la prossima settimana potrebbe esserci una comunicazione ai 27. Il 31 maggio, inoltre, sarà il giorno dell’ultimissima scadenza indicata dall’Ue per un’ulteriore modifica dei piani del Pnrr. “Ci sono due strumenti importanti su cui stiamo lavorando. Il primo è la possibilità di rivedere le risorse della Coesione. Il secondo è la possibilità di rivedere i Pnrr”, ricordava mercoledì dal festival di Trento il vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto. In entrambi i campi, l’Ue è aperta a fornire la flessibilità necessaria. Non è un lavoro facile, a cominciare dalla distribuzione tra i 27 dei 95 miliardi a disposizione.

A Cipro, venerdì i ministri dei 27 si riuniranno per un Eurogruppo e un Ecofin segnati da un allarmismo che non emergeva da tempo. Anche Giancarlo Giorgetti ci sarà. All’ordine del giorno la flessibilità fiscale non è prevista ma del tema, negli incontri a margine, si parlerà eccome. L’Europa “non può soltanto intervenire quando il paziente è moribondo o morto”, ha sottolineato il titolare del Mef, ribadendo: “Noi chiediamo che le spese supplementari per far fronte non solo alla Difesa ma anche all’energia vengano considerate.

E’ un approccio razionale che non mette a rischio la finanza pubblica”. Concetti molto simili sono stati rimarcati dalla premier Meloni all’assemblea di Coldiretti a Brescia. Tra le spese per la difesa e quelle per l’energia “un equilibrio è necessario”, ha scandito la presidente del Consiglio chiedendo alla Commissione “velocità di reazione”. Ma per allargare un almeno un po’ lo spiraglio emerso nei giorni scorsi sull’estensione della deroga dalla difesa all’energia, servono sponde nel Consiglio europeo. Della Germania. Senza anche la pur minima apertura di Berlino – e conseguente dei frugali – la deroga richiesta dall’Italia resterà un tabù.

Già, perché la sensazione è che la Commissione abbia fatto una prima valutazione sulla richiesta italiana. E non ne sia entusiasta. Con un appendice: è una richiesta non accompagnata da target e misure che vanno nella direzione auspicata da Bruxelles, quella della transizione e dell’indipendenza energetica. E’ quasi impossibile che l’Ue dia luce verde a deroghe per fondi a pioggia, o per misure che abbiano l’effetto di aumentare la domanda, e quindi anche l’inflazione. “L’Italia deve giustificare la sua richiesta”, spiegano a Bruxelles. E le ragioni di Meloni, per ora, rischiano di non bastare.
   

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