Giovanni Malagò: l’impatto di un’Olimpiade va oltre i costi
Le Olimpiadi hanno avuto ricadute positive a livello di immagine del Paese ed economiche, che produrranno però i loro effetti in termini di impatto sul territorio, incremento del Pil locale e del relativo gettito fiscale nel medio-lungo termine. Ma «c’è una larga parte di colleghi dei media che vuole interpretare questi numeri evidenziando il solo lato dei costi, non necessariamente ovvio e positivo per la manifestazione. Investire sulla qualità durante i Giochi invernali è stata una precisa scelta condivisa, con la quale si voleva dare un messaggio del nostro Paese, un investimento per tutta l’Italia. E, ripeto, le ricadute positive ci sono state». Il presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, Giovanni Malagò, ha voluto sottolineare le discrepanze temporali che rendono complessa la valutazione del bilancio olimpico, tra le spese immediate e ritorni economici più duraturi, provando a circoscrivere le polemiche della Fondazione. Nel corso del panel «Dalle medaglie olimpiche all’economia della vita» al Festival dell’Economia di Trento, organizzato dal Gruppo Il Sole 24 Ore e Trentino Marketing per conto della Provincia autonoma di Trento, Malagò ha ricordato la genesi della candidatura italiana ai Giochi invernali, dopo l’improvviso dietrofront dell’allora amministrazione comunale di Roma alla candidatura di Roma 2024 e lo scetticismo del Comitato olimpico internazionale. «Fummo bravi a sfruttare la finestra che si aprì a nostro favore dopo le assegnazioni dei Giochi estivi del 2024 e 2028 e facendo leva sugli appoggi che già ci eravamo assicurati – ha aggiunto Malagò –. Dopo di che, con tutte le difficoltà di organizzare un’edizione diffusa e improntata alla massima sostenibilità possibile, siamo stati bravi a realizzare un evento apprezzato unanimemente».
I Giochi ci hanno fatto scoprire migliori (la presidente Cio Kirsty Coventry ha promosso l’Italia, «meravigliosa, oltre ogni attesa») e anche i successi sportivi hanno reso l’evento memorabile: record di medaglie olimpiche (30) e paralimpiche (16). Pietro Sighel, oro e bronzo nello short track: «esperienza gratificante e soprattutto lo short track ha avuto la visibilità che merita. Li chiamano sport minori ma forse noi atleti siamo ancora più eroici perché lo facciamo per pura passione e tutto nasce da dentro». Chi non accetta la definizione di eroe è René De Silvestro, oro e argento nello sci paralimpico: «non siamo eroi, ma atleti, persone che mettono le loro energie, la voglia di competere nello sport che amano. Ho avuto l’incidente sugli sci, sugli sci sono rinato e, grazie agli sci, ho vinto. Vado spesso nelle scuole, è importante testimoniare e ricordare ai bambini che nella vita a tutti capitano momenti di difficoltà che si superano sognando degli obiettivi e impegnandosi a raggiungerli». Magari anche grazie a nuove infrastrutture, come quella che sarà realizzata a Pergine Valsugana, all’Ospedale riabilitativo Villa Rosa. Con un investimento di circa 8 milioni di euro Provincia autonoma di Trento, Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino, Comune di Pergine e Cip realizzeranno un centro paralimpico di riferimento nazionale nei 1400 metri quadrati ora ancora liberi. L’altra azzurra al Teatro Sociale, Laura Pirovano, 28 anni, ha vinto la Coppa del Mondo di discesa: «come brilla quella Coppa, arrivata forse in modo inatteso, ma avevo sciato bene in stagione, e anche l’Olimpiade, la prima in carriera, pur senza medaglie, resta nel mio cuore. Noi atleti possiamo dedicarci a tempo pieno allo sport anche grazie ai gruppi sportivi militari di appartenenza (Fiamme Gialle per Pirovano, ndr). Ai Giochi, poi, ho assistito in diretta agli ori di Federica Brignone, che ha superato l’infortunio, è tornata a sciare e ha vinto: è ispirazione per chi è nel buio e crede che non ci siano possibilità».
Chi pensa al futuro è Lorenzo Menghetti, 19 anni, studente di Scienze della Comunicazione, aspirante giornalista e fra i vincitori della Call for ideas del Sole “Le voci del domani”. Sul palco intimidito, si è sciolto grazie alla genuinità propria dei neofiti chiedendo a Malagò cosa sognava quando aveva 8 anni: «me lo domandò la mia ex moglie Lucrezia Lante della Rovere la prima sera in cui ci incontrammo e le risposi che a 8 anni sognavo di diventare presidente del Coni. Ma lei non sapeva neppure cosa fosse il Coni…».
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