Flipper One: computer Linux tascabile annunciato ufficialmente
Il Flipper Zero ha venduto oltre un milione di unità e generato più di 150 milioni di dollari di fatturato, diventando uno degli strumenti più amati (e fraintesi) dell’ultimo lustro. Adesso Flipper Devices annuncia ufficialmente il suo successore spirituale, il Flipper One, e lo fa in modo insolito: non c’è un prezzo, non c’è una data di uscita, e il dispositivo non è in vendita. C’è invece una chiamata pubblica ai collaboratori, un portale per sviluppatori già attivo con sei repository su GitHub, e una trasparenza sul processo di sviluppo che raramente vediamo in questo settore.
Attenzione, però: non si tratta di un successore del Flipper Zero nel senso tradizionale. I due prodotti coesisteranno e si rivolgono a livelli completamente diversi dello stack tecnologico. Il Flipper Zero lavora con segnali fisici, NFC, sub-GHz, infrarosso e RFID. Il Flipper One è un computer Linux tascabile pensato per il networking IP, l’analisi del traffico di rete e i carichi di lavoro AI in locale.
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Hardware da prendere sul serio

Il cuore del Flipper One è un Rockchip RK3576, un SoC Arm a otto core (quattro Cortex-A72 fino a 2,2 GHz e quattro Cortex-A53 a 2,0 GHz) con GPU Mali-G52 e un’unità NPU da 6 TOPS per l’inferenza AI in locale. Ci sono 8 GB di RAM e un co-processore RP2350 che gestisce display, tasti, touchpad, LED e la gestione dell’alimentazione: quest’ultimo resta attivo anche quando il chip principale è spento, trasformando il Flipper One in un power bank USB-C per altri dispositivi.
Sul fronte connettività il dispositivo non lesina: due porte Gigabit Ethernet, Wi-Fi 6E su 2,4, 5 e 6 GHz tramite un modulo basato sul MediaTek MT7921AUN (lo stesso chipset dell’Alfa AWUS036AXML, popolare nel mondo del pentesting), Bluetooth e una USB-C che può emulare un adattatore Ethernet a velocità multi-gigabit. C’è anche un’uscita HDMI 2.1 con supporto 4K a 120 Hz e CEC.
La vera chicca per chi smanetta è lo slot M.2 Key-B, che espone PCIe 2.1, USB 3.1, USB 2.0, SATA3, SIM, UART, I2C e linee audio.
Flipper ha scelto deliberatamente il formato Key-B perché quasi tutti i modem cellulari M.2 usano questo standard: potete quindi aggiungere modem LTE/5G, schede SDR, storage NVMe o SSD SATA. Non mancano un header GPIO da 2,54 mm e una griglia di montaggio filettata per moduli personalizzati con cover snap-on, lo stesso approccio modulare che ha reso celebre il Flipper Zero. La batteria è da 24 Wh, ma Flipper ammette che è troppo presto per dare stime di autonomia affidabili.
Linux mainline, non il solito fork del vendor

Questo è il punto che distingue davvero il Flipper One dalla massa di dispositivi Arm Linux che circolano sul mercato. La stragrande maggioranza dei prodotti basati su Rockchip dipende da kernel fork proprietari bloccati anni indietro rispetto all’upstream. Flipper punta invece al kernel mainline, con una partnership con Collabora, la società di ingegneria open source che cura una parte significativa del lavoro upstream per i vendor hardware. Il supporto RK3576 è arrivato in Linux 6.12 a dicembre 2024 e il decode hardware H.264/H.265 è stato integrato in Linux 7.0.
Restano alcune lacune: il supporto USB-C DisplayPort Alt Mode, il driver NPU per mainline e Mesa, e soprattutto un blob proprietario per l’inizializzazione della DDR RAM, fornito da Rockchip solo in forma binaria. Flipper è esplicita sul tema: il blob è di pochi kilobyte e non è considerato un problema bloccante, ma l’obiettivo a lungo termine è eliminarlo, chiedendo prima a Rockchip di aprirlo (cosa che il vendor ha già fatto per altri progetti) e ricorrendo al reverse engineering della community se necessario.
Il software di sistema è Debian 13 con KDE Plasma su Wayland. Sopra ci sono due livelli sviluppati da Flipper: “Flipper OS”, un sistema di profili configurabili analoghi alle modalità di SteamOS, e “FlipCTL”, un’interfaccia a menu che avvolge strumenti CLI come nmap, ping e traceroute per renderli usabili sul piccolo display integrato. Un LLM offline girerà sull’NPU per assistere nella configurazione del dispositivo.
Il punto critico: forse non arriverà mai

Flipper è insolita anche nella sua onestà sui rischi. Lo stesso CEO Pavel Zhovner ha scritto nel suo post di annuncio che il progetto porta con sé “molta incertezza, sfide tecniche e rischi finanziari”, citando esplicitamente la crisi delle memorie RAM.
I prezzi delle DRAM sono saliti a causa della domanda dei data center AI, e un dispositivo con 8 GB di RAM destinato proprio ai carichi di lavoro AI si trova esattamente nel punto peggiore di quella curva. Flipper, a differenza di Raspberry Pi, non ha un flusso di ricavi consolidato su cui ammortizzare questi costi per un prodotto ancora non dimostrato sul mercato.
La disponibilità per sviluppatori, i prezzi e la data di lancio consumer saranno annunciati in un aggiornamento futuro. L’unica indicazione di prezzo fornita è un tetto orientativo di 350 dollari nella configurazione base senza modem cellulare. Considerando che il Flipper Zero costa 200 dollari e richiede comunque una scheda Wi-Fi aggiuntiva per alcune funzioni, il posizionamento rimane nel territorio hobbyist/enthusiast.
L’hardware esiste, i prototipi funzionano, i PCB sono alla seconda revisione maggiore e Flipper sta assumendo attorno al progetto: tutti segnali che l’intenzione di spedire è reale. Ma la storia dell’hardware indie è piena di progetti che si sono fermati esattamente a questo stadio, e Flipper stessa aveva già annunciato e poi accantonato una prima versione del Flipper One anni fa.
Chi è interessato può già contribuire attraverso il portale pubblico, ma chi vuole comprarlo deve semplicemente aspettare.
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