La battaglia sul centro islamico di Marsciano diventa amministrativa, ma la verità è un’altra

di Maurizio Troccoli e Stefania Supino
Quando l’argomento diventa centro islamico sì oppure no, i linguaggi si fanno ingessati e ognuno si spinge a dire quello che percepisce essere consentito, consapevole tuttavia che il non detto dica ancora di più.
A Marsciano, ad esempio, abbiamo il centrodestra che, notoriamente contrario alla realizzazione del centro (che definiscono nei fatti una moschea), preferisce farne una questione amministrativa. Non è il primo nè l’ultimo in Italia a prediligere questa strada, atteso che i culti sono liberi. E poi il centrosinistra, attualmente al governo della città, che più tiepidamente ricorda come i fatti parlino di associazione culturale e che i locali non appaiono incompatibili con le attività culturali o ricreative all’interno.
A chi fosse interessato alla forma piuttosto che alla sostanza, si ricorda che l’associazione culturale Medio Tevere, a Marsciano ha comprato all’asta due capannoni (in foto). Nel tentativo poi di renderli adatti al culto, ne ha chiesto un parziale cambio d’uso. Variazione che con la precedente amministrazione, di centrodestra, non fu consentita. Ora all’interno di uno dei capannoni, sono stati realizzati locali a servizio – secondo le carte – della futura attività lavorativa artigianale, a cui sono destinati i capannoni, per cui ci sono locali adibiti a mensa, area riposo, servizi igienici, una cucina e deposito.
Cosa cambia quindi? Non di certo gli obiettivi: ovvero quello del centrosinistra di non impedire un centro islamico, quello del centrodestra invece di impedirlo. E gli strumenti messi in campo sono i seguenti: il centrodestra afferma che sia la struttura, con una destinazione ad attività artigianale, sia l’assenza di convenzioni e autorizzazioni, non consentirebbero l’utilizzo degli spazi per luogo di culto. L’ha messo nero su bianco con un’interpellanza urgente in Comune. Affermano tuttavia che i fatti proverebbero il contrario. Ovvero che lì, il culto viene già praticato e anche con l’avallo dell’amministrazione comunale. Lo confermerebbe, a loro dire, quanto accaduto in Comune, quando la maggioranza avrebbe invitato anche i consiglieri della minoranza (c’è un video) all’apertura dell’attività associativa, avvenuta con una festa all’interno di questa struttura. Ironizzano sul fatto che non siano state pubblicate foto (se avessero partecipato magari le avrebbero potute scattare, giusto per puntualizzare ndr).
Contattato telefonicamente, Michele Moretti, il sindaco, a Umbria 24 spiega: «E’ stata fatta da parte dell’opposizione una richiesta di accesso agli atti, sulle autorizzazioni che riguardano questa struttura e sono stati forniti i documenti richiesti (non tutti – dice l’opposizione -). Per quanto riguarda noi – ancora il sindaco-, stiamo in fase di valutazione dell’intera documentazione. Al momento non ci risultano attività incompatibili o violazioni. Ad esempio ci risulta che attività laboratoriali siano compatibili con le iniziative culturali che vengono indicate in quella struttura sia con adulti che con bambini. Dovessimo riscontrare irregolarità, come sempre ne trarremo le dovute conclusioni».
Sindaco – è l’esplicita domanda di Umbria 24 – è evidente che la questione non sia puramente di regolarità amministrativa ovvero se, virgola in più o in meno, le attività corrispondano perfettamente con le destinazioni d’uso. Ragionamento valido per questa associazione come per qualunque altra. L’impressione invece è che ci sia una contrarietà alla presenza di un centro islamico, se per pregiudizio culturale o per timore che possa diventare un punto di ritrovo fuori controllo, non è chiaro. E’ invece chiaro che si vuole fare verità anche sui finanziamenti. Tuttavia la domanda è d’obbligo: lei è favorevole o contrario a un centro islamico nel suo Comune? «Nel pieno rispetto della Costituzione – è la risposta – non ho nessuna contrarietà a un centro islamico. Ovviamente per questo centro o per altri di qualunque altro orientamento culturale e religioso, vale il nostro ordinamento giuridico».
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