“Software spia” del ministero nel pc del procuratore Bombardieri: perquisito Palazzo di Giustizia
Il Palazzo di Giustizia “Bruno Caccia” di Torino è stato al centro, nelle scorse settimane, di una serie di perquisizioni disposte dalla procura di Milano. L’attività investigativa, condotta dalla polizia postale, mira a ricostruire una rete di accessi abusivi informatici alle postazioni di alcuni magistrati in servizio tra Torino e Alessandria, tra cui il procuratore capo di Torino, Giovanni Bombardieri, che avrebbe subito due accessi abusivi al suo pc.


Al centro dell’inchiesta c’è l’utilizzo del software “Endpoint Configuration Manager” (Ecm), in dotazione al ministero della Giustizia e installato su circa 40mila computer dell’amministrazione. L’indagine, coordinata dal procuratore di Milano Marcello Viola insieme ai pm Francesca Celle ed Enrico Pavone, con la supervisione del procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo, è scaturita a gennaio a seguito di un esposto presentato dal ministero dopo un’inchiesta giornalistica di Report.


Tra le postazioni sotto la lente degli inquirenti figurano quelle di due toghe, tra cui il giudice del tribunale di Alessandria, Aldo Tirone. È stato proprio il magistrato, mesi fa, a voler verificare la tenuta del sistema. Con la collaborazione di Stefano, un tecnico informatico, Tirone ha condotto un esperimento controllato sul suo pc d’ufficio per testare l’effettiva possibilità di intrusione remota. Il test ha confermato che il software Ecm — pur essendo destinato esclusivamente ad aggiornamenti e manutenzione — consente a chi dispone delle credenziali di amministratore di visualizzare lo schermo e interagire con il pc in tempo reale, senza che l’utente riceva alert o noti tracce dell’accesso.


La dimostrazione ha smentito le rassicurazioni del ministero, guidato da Carlo Nordio e dall’allora potente capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, che aveva escluso l’attivazione delle funzioni di controllo remoto senza il consenso dell’utente. L’inchiesta conta attualmente tre indagati, tutti tecnici informatici del distretto di Torino appartenenti a una società esterna convenzionata con il ministero: vengono loro contestati tre accessi abusivi dei quali due al pc di Bombardieri e uno a quello di Tirone. Tra loro figura proprio il tecnico che ha supportato il giudice Tirone nel test di verifica e che lavorava al Palazzo di giustizia di Torino: dopo la rivelazione delle falle del software, l’uomo è stato licenziato dall’azienda per cui operava.
Allo stesso tecnico viene contestato un accesso abusivo nella mail di Giovanni Bombardieri. Ma lui ha riferito che nel primo caso ha agito in accordo con Tirone per far venire alla luce le falle del sistema, nel secondo ha spiegato che stava installando una stampante a colori nel pc di Bombardieri dopo avere aperto un regolare ticket di intervento, e che a fine installazione sarebbe partita la mail.


Secondo quanto emerso, le intrusioni contestate sarebbero state rese possibili dall’utilizzo delle credenziali di amministratore di sistema, in possesso dei tecnici in virtù dei contratti di assistenza in essere con l’amministrazione giudiziaria. Al momento, dagli accertamenti della procura non emergerebbe il coinvolgimento di funzionari del ministero della Giustizia, né sono giunte segnalazioni di intrusioni analoghe da altri distretti giudiziari italiani.
Alcune procure, in particolare quella di Torino, già nel 2024 avevano sollevato la questione che i vertici ministeriali, dopo aver respinto le critiche al software, avevano lasciato cadere per poi annunciare la dismissione del sistema. Confermando – di fatto – i dubbi su un software che, nato per la gestione tecnica di rete, ha finito per mettere a rischio la riservatezza di atti coperti da segreto istruttorio.
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