Carceri, “cani robot” e droni mentre manca l’acqua: la rivolta dei direttori contro il Dap
21 maggio 2026 – ore 14:00 – Dura presa di posizione della dirigenza penitenziaria contro la bozza del nuovo Decreto ministeriale di riorganizzazione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. In un lungo comunicato firmato dal coordinatore nazionale della Dirigenza Penitenziaria FSI-Usae, Enrico Sbriglia, il testo viene definito “irricevibile” e “impresentabile”, accusato di promuovere una visione esclusivamente securitaria del sistema carcerario, in contrasto con i principi costituzionali ed europei. Secondo il sindacato, la riforma rischierebbe di marginalizzare il ruolo dei direttori penitenziari, riducendoli a una funzione burocratica e subordinata rispetto a un modello organizzativo incentrato sulle “specialità” della polizia penitenziaria. Una scelta che, viene sostenuto, si allontanerebbe dalle reali emergenze delle carceri italiane, segnate da sovraffollamento, carenze strutturali e mancanza di risorse. Nel documento vengono elencate numerose criticità presenti negli istituti penitenziari: assenza di impianti di climatizzazione, sistemi di aspirazione dell’aria inadeguati, reti idriche obsolete, carenze nei dispositivi antincendio e ricorso sempre più frequente a brande mobili sistemate nei corridoi per far fronte al sovraffollamento.
La sigla sindacale critica inoltre l’attenzione riservata, negli ultimi anni, allo sviluppo di reparti e strumenti “speciali”, come droni, sistemi antidrone e “cani robot”, ritenendo che tali misure non affrontino le reali condizioni di vita all’interno degli istituti. Nel mirino anche l’aumento dei dirigenti della polizia penitenziaria, definito “esagerato” e accompagnato, secondo il sindacato, dalla creazione di nuovi uffici e competenze collocate prevalentemente fuori dagli istituti. Il comunicato richiama infine il Ministero della Giustizia e il sottosegretario Andrea Ostellari a un “prudente e meticoloso esame” della bozza, chiedendo di evitare “gli errori del passato” e di riportare al centro del dibattito le condizioni reali delle carceri italiane e del personale che vi opera quotidianamente.
Articolo di Francesco Viviani




