Gli Usa schierano la portaerei Nimitz nei Caraibi: Trump alza la pressione su Cuba
L’arrivo della portaerei nucleare USS Nimitz nei Caraibi segna un nuovo passaggio nella crescente pressione degli Stati Uniti su. Il dispiegamento, annunciato dal Comando Sud americano (Southcom), coincide con l’annuncio del Dipartimento di Giustizia statunitense, che ieri ha formalizzato l’incriminazione dell’ex presidente Raúl Castro per l’abbattimento di due velivoli civili nel 1996.
Secondo il Southcom, il gruppo d’attacco della Nimitz è entrato ieri nell’area caraibica con l’obiettivo ufficiale di garantire “sicurezza regionale e prontezza operativa”. Tuttavia, la tempistica dell’operazione viene letta come un messaggio politico e militare diretto proprio al governo cubano.
Un segnale militare nel pieno della crisi cubana
L’invio della USS Nimitz avviene mentre Cuba affronta la più grave crisi economica ed energetica degli ultimi decenni. Blackout prolungati, carenza di carburante e inflazione crescente stanno alimentando tensioni sociali sull’isola, aggravate dalle restrizioni commerciali statunitensi.
Il gruppo navale guidato dalla Nimitz comprende unità missilistiche e velivoli da combattimento, inclusi caccia F/A-18 Super Hornet ed elicotteri MH-60. Secondo analisti citati dalla stampa statunitense e britannica, la presenza della portaerei punta soprattutto a rafforzare la deterrenza americana nella regione e a mostrare capacità di proiezione militare senza annunciare, almeno ufficialmente, un’imminente operazione armata contro Cuba.
Si tratta della prima portaerei della Marina statunitense a operare nei Caraibi da quando la USS Gerald R. Ford è stata dispiegata in Medio Oriente a febbraio. “Benvenuti nei Caraibi, Gruppo d’attacco della portaerei Nimitz!”, ha scritto il Southcom in un post su X. “La portaerei USS Nimitz (CVN 68), il Carrier Air Wing 17 (CVW-17) imbarcato, la USS Gridley (DDG 101) e la USNS Patuxent (T-AO 201) sono l’emblema della prontezza operativa e della presenza, di una portata e letalità senza pari e di un vantaggio strategico. La USS Nimitz ha dimostrato la sua abilità in combattimento in tutto il mondo, garantendo la stabilità e difendendo la democrazia dallo Stretto di Taiwan al Golfo Persico.”
L’incriminazione di Raúl Castro cambia lo scenario diplomatico
Il punto di svolta politico è arrivato ieri con l’incriminazione di Castro da parte di un tribunale federale statunitense. Le accuse riguardano l’abbattimento nel 1996 di due aerei dell’organizzazione anticastrista “Brothers to the Rescue”, episodio nel quale morirono quattro persone, tra cui cittadini americani. Secondo i procuratori Usa, Castro — allora ministro della Difesa — avrebbe autorizzato direttamente l’operazione.
Secondo le accuse riportate dalle autorità federali statunitensi, Castro — allora titolare della Difesa — avrebbe avuto un ruolo diretto nella catena di comando che portò all’abbattimento dei due velivoli civili nel febbraio 1996. L’accusa centrale riguarda omicidio, cospirazione e distruzione di aeromobili civili.
L’attuale presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha definito le accuse “una manovra politica senza base legale”, denunciando il rischio di destabilizzazione regionale. Diversi media internazionali sottolineano che Washington starebbe replicando una strategia già adottata contro il Venezuela, dove incriminazioni giudiziarie e pressione militare sono state utilizzate come strumenti paralleli di politica estera.
Trump esclude un intervento, ma cresce la tensione regionale
Pur negando preparativi per un’escalation militare diretta, Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti continueranno a esercitare “massima pressione” sul governo cubano. Fonti diplomatiche e militari osservano che il dispiegamento della Nimitz rappresenta soprattutto un’operazione di signaling strategico: una dimostrazione di forza destinata tanto a Cuba quanto agli alleati regionali di Washington.
All’inizio di maggio, Trump aveva suggerito che la Marina statunitense avrebbe potuto ridispiegare la USS Abraham Lincoln nei Caraibi, ma la logistica avrebbe reso l’operazione estremamente difficile. Era stata schierata senza clamore alla fine di novembre e operava nel Mar Cinese Meridionale a gennaio, quando è stata inviata nel Mar Arabico nell’ambito del rafforzamento militare statunitense in Medio Oriente in vista dell’Operazione Epic Fury.
Resta elevata la preoccupazione per possibili incidenti o ulteriori deterioramenti dei rapporti
bilaterali. L’intreccio tra pressione economica, crisi umanitaria e presenza militare può aumentare l’instabilità nell’intero bacino caraibico, in un momento già segnato da tensioni crescenti tra Stati Uniti, Venezuela e Cuba.
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