In Sardegna mancano 500 medici di famiglia e 320.000 pazienti rinunciano alle cure
Cagliari
La Regione annuncia altri altri 100 milioni di euro per la sanità nella prossima variazione di bilancio
In Sardegna mancano oltre 500 medici di medicina generale, oltre 50 pediatri, il personale e i posti letto delle strutture pubbliche sono insufficienti e circa 320.000 sardi, pari al 20% della popolazione, rinuncia alle cure, mentre aumenta la migrazione sanitaria. Sono i dati forniti dal Coordinamento dei comitati sardi per la sanità pubblica sentito oggi in audizione dalla Commissione Salute e politiche sociali, presieduta da Carla Fundoni (Pd).
Tra le soluzioni proposte dai rappresentanti del Coordinamento: rilanciare la medicina territoriale, attivare le case di comunità, evitando inoltre una gestione separata tra territorio e assistenza di base.
Importante anche il ruolo che dovranno avere i sindaci e i distretti sanitari: secondo i relatori i Comuni dovrebbero avere non soltanto una funzione consultiva ma anche propositiva nelle scelte sanitarie territoriali.
Per quanto riguarda la carenza di medici specialisti, i rappresentanti del Coordinamento hanno ricordato che in Italia circa 50.000 medici specializzandi non possono essere pienamente impiegati nel servizio sanitario pubblico, mentre gli ospedali soffrono una crescente mancanza di personale e il rischio burnout dei medici strutturati.
Preoccupazione è stata espressa anche per la fine dei contratti dei medici “gettonisti”, che potrebbe provocare gravi difficoltà soprattutto nei Pronto soccorso. Per questo gli auditi hanno proposto la proroga dei contratti in essere.
I rappresentanti dei comitati hanno comunque sottolineato l’importanza di investire sempre di più sulla sanità pubblica e meno in quella privata, puntando su una migliore programmazione e sulla prevenzione.
La presidente Carla Fundoni ha sottolineato l’importanza del dialogo costante con gli amministratori locali e gli operatori e ha confermato che la Commissione Salute vuole proseguire il lavoro di ascolto anche attraverso sopralluoghi negli ospedali, utili a verificare direttamente le condizioni strutturali dei presidi e le criticità presenti.
Fundoni si è detta d’accordo sul fatto che la medicina territoriale rappresenti una priorità per migliorare l’assistenza sanitaria, precisando però che “non c’è alcuna intenzione di chiudere i reparti per acuti negli ospedali periferici”. Secondo la presidente del parlamentino, la riorganizzazione dovrà tenere conto delle specificità geografiche della Sardegna e garantire livelli essenziali di assistenza adeguati in tutti i territori con un’attenzione particolare per i più disagiati. Confermando i dati sulla carenza di personale sanitario, “causate da valutazioni non lungimiranti e da una programmazione insufficiente”, Fundoni ha ricordato che “la Regione ha consentito il rientro in servizio di medici pensionati per tamponare le emergenze nei territori”.
La presidente ha inoltre ribadito il ruolo centrale della sanità pubblica, pur riconoscendo il contributo del privato convenzionato, e ha ricordato che oltre il 50% del bilancio regionale è destinato alla sanità, soprattutto pubblica. “Nella prossima variazione di bilancio”, ha detto Fundoni, “saranno disponibili altri 100 milioni di euro per la sanità sarda. La preoccupazione resta il progressivo definanziamento del Servizio sanitario nazionale e i rischi legati all’autonomia differenziata, che potrebbe aumentare le disuguaglianze tra regioni”.
Giovedì, 21 maggio 2026
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