Trentino Alto Adige/Suedtirol

La Diocesi costruisce case: condomini per il ceto medio – Cronaca



BOLZANO. La diocesi di Bolzano-Bressanone scende in campo contro l’emergenza abitativa in Alto Adige. Venerdì a Nova Ponente è stata posata la prima pietra di “Casa Helena”, il primo complesso residenziale di utilità sociale della provincia, promosso dall’Istituto diocesano per il sostentamento del clero. Il progetto prevede la realizzazione di 21 alloggi a canone calmierato, che dovrebbero essere pronti entro un paio d’anni.

L’iniziativa si inserisce nel quadro della “Riforma abitare” voluta dall’assessora provinciale Ulli Mair, entrata in vigore il 20 giugno 2025. Il meccanismo prevede rimborsi fino al 55% dei costi di costruzione e progettazione per associazioni o fondazioni senza scopo di lucro che si impegnino a realizzare alloggi in affitto a prezzi calmierati. La percentuale sale al 65% per edifici esistenti inutilizzati da almeno dieci anni.

I primi risultati della Riforma

I numeri cominciano a farsi concreti. Sono attualmente in corso progetti di riqualificazione a Bolzano, Merano, Ora, Caldaro sulla Strada del Vino, Valle Aurina, Gargazzone e Vipiteno, oltre a Trodena, dove un intervento è già stato consegnato. «Complessivamente si tratta di 66 appartamenti e 8 stanze per lavoratori» ha dichiarato l’assessora Mair. Sul fronte delle nuove costruzioni, oltre ai 21 alloggi di Nova Ponente, altri 14 verranno realizzati a Campo Tures. Tutti progetti presentati entro ottobre 2025, a pochi mesi dall’entrata in vigore della riforma.

Il mondo delle imprese

Alla Riforma abitare guardano con interesse anche gli imprenditori, alle prese con crescenti difficoltà nel reperire personale, aggravate dall’impossibilità per molti lavoratori di trovare un alloggio a prezzi sostenibili. In Alto Adige il costo della vita è tra i più elevati d’Italia, e i prezzi degli affitti non fanno eccezione.

«Un modello possibile è quello delle fondazioni» spiega Mirco Marchiodi, direttore di Confindustria Alto Adige. «A fare da apripista è stata la Fondazione Abitare, di cui facciamo parte insieme ad altre realtà come Kvw e Raiffeisen. Il primo progetto concreto riguarda la realizzazione di una palazzina a Bressanone, recentemente approvata dal Comune, con una trentina di alloggi a canone calmierato».

Il principale ostacolo, secondo Marchiodi, resta la disponibilità di terreni edificabili: «Trovare aree su cui costruire non è sempre semplice in Alto Adige». Proprio per questo la normativa prevede la possibilità di recuperare edifici dismessi da almeno dieci anni, incentivata dal contributo provinciale più elevato del 65%.




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