«I numeri della Zes lanciano le Marche». Sbarra: «Un volano economico. Premiate le scelte del governo»
TORRE DI PALME – Il sottosegretario Sbarra: «Si basa su semplificazione burocratica-amministrativa e il benefico fiscale del credito di imposta. Dalle Marche già 26 richieste di investimento: il sud cresce del 7,7%. E’ un modello ripetibile su fase nazionale in un momento di difficoltà come questo. Funziona perchè non è assistenzialismo ma sostiene chi fa impresa e produce». Albano: «Quella che era la “questione meridionale” inizia a diventare locomotiva, grazie ad una strategia industriale complessa e articolata e voluta dal governo Meloni»
Si è parlato in particolare di Zes e di come possa rappresentare una grande opportunità per il territorio fermano ma che per farlo non verte rimanere sulla carta, a Torre di Palme in occasione dell’incontro “Zes per Fermo. Opportunità e sviluppo per la città” in un confronto che ha posto in essere, oggi pomeriggio, diversi punti importanti, con la presenza del candidato sindaco del centrodestra Leonardo Tosoni, presenti anche il Commissario alla Ricostruzione Guido Castelli, la senatrice Elena Leonardi e il capogruppo FdI in consiglio regionale, Andrea Putzu, insieme al coordinatore provinciale FdI, Andrea Balestrieri.
Ad aprire l’incontro il punto di vista dell’economista di fama nazionale, ma fermano doc (di Monte Urano) Marco Marcatili. «Questo territorio non è un deserto, siamo dentro un’economia da 4 miliardi e siamo abituati a fare e produrre cose. La Zes non è per dare incentivi fiscali a qualcuno che viene da fuori ma per stimolare energie che hanno voglia di fare industria in loco. Si sceglie di investire qui perché ci sono la filiera, le capacità e la voglia di fare. La Zes può essere orientata: il brand fermano della calzatura è più forte di quel che pensiamo, ci sono un design e una produzione che va riscoperta ma anche l’agricoltura perché siamo leader italiani nel biologico dove le Marche hanno un valore aggiunto enorme. Sottolineo due record della nostra regione: è il territorio con il record di imprese femminili e questo cambia il modo di condurre economia sociale nel lungo periodo, oltre ad avere il numero maggiore di start up pro capite. Dobbiamo utilizzare queste peculiarità quale effetto moltiplicatore».
Poi la parola al sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze Lucia Albano: «Non era semplice avere l’estensione della Zes a Marche e Umbria. Questo modello lo invidiano tutti e sarà la leva per far crescere il paese intero, perché è l’esempio da cui ripartire quale modo di ragionare e vedere la crescita. Nel bilancio della legge stabilità 2026 ci sono 2,3 miliardi per la Zes ed è il valore più alto di sempre, ma già si ragiona su base triennale. Quella che era la “questione meridionale” inizia a diventare locomotiva, grazie ad una strategia industriale complessa e articolata, e voluta dal governo Meloni. Questo racconta di un’azione di governo forte ed unitaria che parla il linguaggio della stabilità, cosa che nei governi precedenti non c’era, consentendo di ragionare a medio e lungo periodo».
Molto attesa la presenza del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Luigi Sbarra che ha proprio la delega alla Zes: «Le Marche hanno la fortuna di avere un grande presidente come Francesco Acquaroli, fattore che viene arricchito con il governo degli enti locali, partendo da Fermo. Considero la Zes un grande successo, per il profilo impresso da Giorgia Meloni. Le Zes in giro per l’Europa e per il Mondo hanno conseguito risultati formidabili per crescita economica e sviluppo. Ma in Italia nasce male. Nel periodo 2017-2023 i risultati sono stati limitati, per filiere e territori, al punto che le 8 Zes erano commissariate: in quella fase hanno fruttato appena 279 autorizzazioni uniche».
«La Zes cammina su semplificazione burocratica-amministrativa e il benefico fiscale del credito di imposta dall’altro – ha continuato Sbarra – . Gli imprenditori, spesso sfiduciati dalla burocrazia, nella Zes hanno il vantaggio di fare un’istanza allo sportello unico e in massimo 50 giorni hanno tute le autorizzazioni per aprire o ampliare. Un primo elemento è semplificare. L’altro è l’incentivo fiscale. Nel 2023 su iniziativa di Meloni e Fitto è stato esteso il perimetro all’intero mezzogiorno, avendo un piano strategico che indicasse le filiere, costruendo a livello nazionale uno sportello unico digitale. Le filiere sono sostanzialmente nove: in due anni 2024-2025 le autorizzazioni uniche si alzano da 279 a 1325 che comportano 7,3 miliardi investimenti privati e 18mila nuovi posti di lavoro. Abbattuti i tempi delle autorizzazioni, si suscita un interesse per investitori forti. Per il credito di imposta arrivano 17.300 domande all’agenzia delle entrate, il governo stanzia 6 miliardi nelle leggi di stabilità e produce un investimento di 12,3 miliardi, per un totale di 20 miliardi di investimenti privati che producono un impatto economico complessivo per 55 miliardi di euro e 60 mila nuovi posti di lavoro. Qui si parla di numeri, risultati, rilevazioni fattuali: quando ci sono politiche pubbliche mirate ed efficaci, il sud e le regioni dell’Italia centrale sono pronte per fare la propria parte sul tema della crescita e di sviluppo».
La Zes nelle Marche è arrivata di fatto nel novembre dello scorso anno ma i numeri già sono positivo: «Pensiamo che aver esteso la Zes a queste due regioni (Marche ed Umbria, ndr) sia un fatto di assoluto valore. Nei primi mesi, dalle Marche sono arrivate le prime 26 richieste di investimento, si comincia a muovere qualcosa che dobbiamo sostenere e incoraggiare. Il governo considera questa come una strategia vera e propria, unitaria, di politica industriale che serve al sud, a queste regioni e all’intero paese. E non si ragiona più anno per anno, ma si guarda su base pluriennale: stanziamenti fatti nel triennio e dunque questo da certezze alle aziende», conclude Sbarra.
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