Omicidio a Taranto, l’ultimo saluto a Bakari Sako
Si è svolta oggi in forma strettamente privata la funzione religiosa per Bakari Sako, il 35enne bracciante originario del Mali ucciso a coltellate all’alba del 9 maggio scorso nella città vecchia di Taranto mentre si recava al lavoro nei campi. L’ultimo saluto si è tenuto nel locale di via Cavallotti che nel centro cittadino funge da moschea, con accesso consentito soltanto a familiari e amici stretti. Grande commozione all’arrivo del feretro.
La salma del bracciante agricolo, immigrato regolare, è stata restituita alla famiglia dopo l’autopsia eseguita dal medico legale Roberto Vaglio. L’esame autoptico ha confermato che il 35enne è stato colpito con tre coltellate, due al torace e una all’addome: una delle ferite ha lesionato organi vitali, in particolare l’aorta. Il consulente ha chiesto 60 giorni per il deposito della perizia anche per rispondere ai quesiti sulla tempestività dei soccorsi e sull’eventuale presenza di lesioni sugli arti superiori della vittima e sulle nocche in particolare.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Sako è morto nella piazza dove era stato aggredito e picchiato da un gruppo di giovani. L’inchiesta conta al momento sei indagati per omicidio volontario aggravato: il ventenne Fabio Sale, il ventiduenne Cosimo Colucci e quattro minorenni tra i 15 e i 16 anni. A sferrare le coltellate, secondo quanto emerso, è stato un minore che il giorno dell’aggressione aveva ancora 15 anni. Ne ha compiuti 16 ieri. Nel fascicolo compare anche il titolare del bar nel quale la vittima aveva cercato rifugio, indagato per favoreggiamento personale nei confronti di Colucci.
Per la cerimonia di oggi i parenti giunti a Taranto hanno chiesto il massimo riserbo, invitando a rispettare la volontà di celebrare il rito religioso nell’intimità familiare, possibilmente lontano dal clamore mediatico.
“Queste non sono giornate facili per la nostra Puglia. Quanto è successo a Taranto ci ha sconvolto e soprattutto ci interroga. Quando accadono fatti così atroci e violenti, per mano di ragazzini, non possiamo non chiederci cosa abbiamo sbagliato anche noi. Perché nessuno, qualsiasi sia il colore della pelle, deve sentirsi in pericolo in questa terra. Perché i pugliesi sono persone che hanno fatto dell’accoglienza e della solidarietà una vocazione. Sako era per noi un cittadino pugliese, era un lavoratore, era un essere umano che ha creduto che questa terra potesse dargli un futuro”. Queste le parole del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro in riferimento all’omicidio del Maliano, avvenuto il 9 maggio scorso. Lo ha detto questa mattina in apertura della Conferenza regionale sull’Immigrazione.
“La Regione Puglia oggi avvia una nuova fase di discussione che ci porterà al nuovo Piano per le Politiche migratorie con l’obiettivo – ha aggiunto – di costruire una realtà che parli di rispetto, di inclusione, di lavoro, di convivenza civile, di solidarietà per tutti”. “Mi piacerebbe che da qui partisse un movimento capace – ha sottolineato l’assessora alle Politiche migratorie, Silvia Miglietta – di chiedere con forza al governo di impegnarsi in una revisione della legge sull’immigrazione, in una semplificazione delle procedure per l’ottenimento dei permessi di soggiorno, e non nel loro inasprimento o nella loro complicazione”.




