Crisi di Hormuz, oltre 11 mila imprese artigiane modenese sono esposte al blocco

La crisi nello stretto di Hormuz causata dal conflitto nel Golfo sta generando pesanti ricadute sui prezzi internazionali delle commodities energetiche, con un impatto rilevante sul prezzo dei carburanti, che colpisce in particolare le imprese del trasporto merci e persone.
Come analizzato dall’ufficio studi Lapam Confartigianato, in Italia il prezzo del gasolio auto alla pompa nella media delle nove settimane di crisi supera del 20,3% la media di febbraio, mentre il prezzo industriale, al netto delle tasse, nello stesso periodo è cresciuto del 60,7%.
Al 31 marzo 2026, l’Emilia-Romagna conta quasi 8 mila imprese nel trasporto merci e oltre 2 mila imprese nel trasporto persone. Nella provincia di Modena sono 1.292 le imprese di autotrasporto merci registrate. Più di due imprese su tre, precisamente il 70%, sono artigiane. Percentuale che sale all’87% per le imprese artigiane del trasporto persone, che include sia il servizio di linea che taxi e ncc. Queste imprese danno lavoro a quasi 5 mila addetti nel trasporto merci e circa 1.500 nel trasporto persone. Nel modenese il 40,9% degli addetti nel trasporto merci opera in imprese artigiane, mentre nel trasporto persone gli addetti nell’artigianato sono il 20,1%. Oltre al caro carburante, la crisi energetica innescata dal conflitto, unita alle tensioni sui prezzi di alcune commodities non energetiche, sta determinando una gelata sulla produzione manifatturiera. Nei settori manifatturieri maggiormente “energy intensive” si contano nella provincia di Modena 928 imprese artigiane maggiormente esposte alla crisi energetica. A queste si aggiungono circa 1.500 imprese della meccanica e oltre 7 mila imprese delle costruzioni che risentono dell’incremento dei prezzi di materie prime come metalli e minerali. Un mix velenoso per circa 11 mila imprese artigiane in provincia, pari a oltre la metà (57,4%) dell’artigianato provinciale impattato dalla crisi.
“Le prospettive per il futuro a breve termine ci restituiscono uno scenario incerto – commenta Daniele Mazzini, presidente Lapam Confartigianato –. Non è possibile prevedere la durata del conflitto ed è necessario tenere in considerazione che, anche in caso di interruzione delle ostilità, serviranno mesi per rendere nuovamente operative le infrastrutture di estrazione dei paesi del Golfo. Nonostante le previsioni disponibili a livello territoriale, secondo l’ultimo aggiornamento di aprile degli scenari Prometeia elaborati da Unioncamere Emilia-Romagna, nel 2026 l’Emilia-Romagna sia la prima regione italiana per crescita del PIL con un +0,6%, la preoccupazione ad oggi rimane, visto che le imprese non possono avere una visione e sono costrette a vivere in un clima di totale incertezza che penalizza gli investimenti e la programmazione”.
Source link




