il videogioco definitivo è un miraggio? Ecco perché
Fa strano pensare che un colosso come ONE PIECE non abbia ad oggi ricevuto un videogioco degno di questo nome.E con “degno di questo nome” non mi riferisco semplicemente a un titolo piacevole o sufficiente, ma di una vera e propria pietra miliare, qualcosa che sia rimasto cristallizzato nel tempo. Cerchiamo di analizzarne i motivi.
Perché ONE PIECE non ha ancora il gioco definitivo
Non serve essere esperti del manga di Eiichiro Oda per capire quanto ONE PIECE sia un’opera gigantesca. Più di 100 volumi, quasi 1200 capitoli del manga e più di 1100 episodi dell’anime (ad oggi!), per un worldbuilding che possiamo annoverare tra i più stratificati e ricchi dell’intera industria giapponese. E vogliamo parlare dei personaggi? Ad oggi, se consideriamo quelli “nominati”, cioè che hanno avuto un ruolo anche minimo della storia, siamo a circa 1300 comparse, tra protagonisti, comprimari, spalle, antagonisti e creature. È un’opera semplicemente gargantuesca, che data la sua lunghezza e l’incredibile numero di ambientazioni richiederebbe uno sforzo produttivo a dir poco mastodontico.

Chi, negli anni, ha provato a realizzare picchiaduro ispirati a ONE PIECE – si pensi al team di Spike Chunsoft con Burning Blood – è dovuto scendere a compromessi sia con il roster sia con il contenuto narrativo, limitando la selezione di personaggi a meno di un decimo e circoscrivendo la campagna a una manciata dei moltissimi archi narrativi, perlopiù relativi alla fase del Nuovo Mondo. Realizzare oggi un fighter arena (cito questo genere perché è indubbiamente il più popolare tra i tie-in a tema anime) comporterebbe un lavoro ben più grande di quanto fatto con i vari Ultimate Ninja Storm, Demon Slayer Hinokami Chronicles o persino Sparking Zero. Quest’ultimo, ad oggi, con oltre 200 lottatori giocabili detiene forse il record in termini di roster, eppure per ONE PIECE non basterebbe. O meglio, potrebbe dar vita a qualcosa di interessante, ma nemmeno lontanamente avvicinabile agli standard che i fan si aspettano dal gioco definitivo. Questo vale anche per la storia principale o le arene.
I limiti degli action adventure e degli open world
Si è provato, nel tempo, a colonizzare il genere degli action adventure. Ma anche in questo caso, più o meno per gli stessi motivi, i risultati sono stati altalenanti: data la mole di materiale, che negli anni è diventata sempre più ingente, molti di questi adattamenti hanno dovuto limitarsi a porzioni di storia molto specifiche, o in alcuni casi pensare addirittura a una narrativa inedita, come se ci si trovasse di fronte a un lungo filler dell’anime televisivo. Esempi come Unlimited World Red e World Seeker dimostrano chiaramente come anche questa strada non sia facilmente percorribile: serviva una storia con una scrittura e dei personaggi all’altezza della penna di Eiichiro Oda, e così non è stato. Inoltre, in questi casi, ridurre i personaggi da controllare al solo Luffy – o, al massimo, a qualcuno dei suoi compagni – non ha reso pienamente giustizia all’enorme varietà di pirati apparsi in ONE PIECE.
Immaginiamo un’operazione in stile Dragon Ball Z Kakarot: un gioco d’avventura che ripercorre l’intera storia del manga. Nel caso di Dragon Ball, l’esplorazione della terra – e di pochi altri pianeti collaterali – ha permesso di dar vita a un open map coerente con la formula di gameplay. Con l’universo di ONE PIECE non sarebbe possibile tutto ciò: ne verrebbe fuori un mondo di gioco mai visto prima in termini di dimensioni, che terrebbe impegnati per centinaia di ore. Qualcosa di fin troppo dispendioso, anche per il più facoltoso dei publisher.
Le soluzioni migliori finora: J-RPG, musou e mobile
Una possibile risposta è arrivata dal recente (e ottimo) ONE PIECE Odyssey; un mix tra storia classica e archi narrativi inediti per un gioco che sfrutta in modo originale il genere dei J-RPG per rappresentare la complessità e la stravaganza dell’universo di Oda-sensei. Si tratta però di un approccio ludico non alla portata di tutti (il sistema di combattimento a turni) e per questo, pur venendo accolto bene dalla critica, Odyssey non ha saputo conquistare pienamente il cuore del pubblico.
Non a caso, uno dei migliori rappresentanti di ONE PIECE in chiave videoludica è la serie Pirate Warriors, questo perché il genere dei musou si è ben prestato sin da subito nel portare in scena il caos dei combattimenti pensati da Oda. La relativa semplicità strutturale di questo tipo di giochi e il gameplay estremamente accessibile hanno quindi permesso di dar vita a una saga di tutto rispetto, divertente da giocare e persino rispettosa della narrazione originaria. Da questo discorso emerge chiaramente una riflessione finale: neanche troppo paradossalmente, un’opera gigantesca come ONE PIECE dà il meglio di sé nelle produzioni più piccole.
Se Pirate Warriors è il principale esponente sul mercato console globale, il recente Ambition (in precedenza noto come Project Fighter) è un caso ancor più emblematico: sviluppato per dispositivi mobile da Morefun Studios, una sussidiaria della cinese Tencent, è un picchiaduro a scorrimento che ripercorre gran parte della storia madre, e si distingue per il suo eccellente comparto produttivo. Realizzato in Unreal Engine 4, vanta una grafica spaventosamente dettagliata per il suo mercato di riferimento, ed è annoverabile tra i migliori videogiochi su ONE PIECE di sempre. Peccato che sia disponibile esclusivamente sul mercato cinese, e che ad oggi non sia prevista un’uscita occidentale.
Insomma, tra parecchie delusioni, occasioni mancate e produzioni capaci di scalfire solo in superficie la complessità dell’opera di Eiichiro Oda, il gioco definitivo su ONE PIECE sembra ancora nascosto tra le onde all’orizzonte…
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