Marche

arrestati Montenovi, Sergi e Menghini (3 attivisti marchigiani)


ANCONA Un ultimo, allarmante, contatto radio intorno alle dieci di ieri mattina, poi il silenzio. Poche parole, intercettate prima che i militari della Marina israeliana facessero irruzione sulla Cactus, l’imbarcazione battente bandiera polacca che accompagnava la Global Sumud Flotilla, procedendo al sequestro dell’equipaggio. Da quel momento non si hanno più notizie. Tra le persone prelevate e trattenute dai militari ci sono anche tre attivisti marchigiani, noti per il loro impegno civile: Vittorio Sergi, docente di filosofia al liceo Rinaldini, e Maurizio Menghini, entrambi residenti a Senigallia, insieme al regista indipendente anconetano Marco Montenovi.

La richiesta

La gravità dell’episodio ha immediatamente attivato i canali diplomatici. «Chiediamo che vengano tutelati e liberati il prima possibile» sono state le prime parole del Ministero degli Esteri Antonio Tajani.

Non sono gli unici italiani: stessa sorte è capitata ad altre imbarcazioni. Nove connazionali sono stati portati via dei 35 che erano a bordo delle 21 navi presenti. Sono stati intercettati in acque internazionali a largo di Cipro.

«Quello che sappiamo è che la nave Cactus dove si trovavano i tre marchigiani, tra cui Vittorio e Maurizio di Senigallia, è tra quelle abbordate – racconta Nicola Mancini, portavoce del Centro Sociale Arvultùra -. Altro non sappiamo ancora perché è caduta la comunicazione con chi era a bordo poco dopo le 10 e ci stavano dicendo che i militari stavano salendo a bordo; dopodiché non li abbiamo più sentiti. Non c’è stato tempo di capire se fossero realmente preoccupati, ma sicuramente sereni non saranno stati vista la situazione. Dovrebbero averli portati in Israele ma non siamo certi».

Sapevano che sarebbe potuto accadere ma un conto è ipotizzarlo, altra cosa è viverlo. I cellulari risultano irraggiungibili. Su WhatsApp una sola spunta. Non c’è modo di contattarli, probabilmente non li avranno nemmeno più nella loro disponibilità. «Speriamo – dice ancora Mancini – che li rimandino in Italia il prima possibile, tramite espulsione con foglio di via. Le famiglie ovviamente sono più in ansia di noi per quanto il tutto fosse previsto».

Il consigliere comunale di Senigallia Enrico Pergolesi aggiunge: «Conosco bene Vittorio Sergi: è un amico e un compagno. Abbiamo percorso insieme decine di chilometri in manifestazioni per la causa del popolo palestinese. Come consigliere comunale chiedo che il sindaco attivi ogni possibile canale per il loro immediato rilascio».

Il precedente

Stava per accadere la stessa cosa il 30 aprile scorso. In quella circostanza a largo di Creta proprio Sergi aveva raccontato come fossero riusciti a intercettare e schivare la Marina israeliana nel loro viaggio verso Gaza. Pericolo scampato che non li aveva fatti desistere dal loro intento. Il viaggio era ripreso fino a ieri. Erano un po’ più vicini alla meta, comunque ancora distante, ma qualcosa è andato storto. «Stanno salendo». L’ultima frase avvertita via radio poi il nulla.




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