Consiglio comunale, Lista Emiliano vs il presidente Lanotte: “Arbitro e giocatore, abuso di posizione”
“Qui lo dico e qui lo nego. Ora indosso la maglietta dell’arbitro, dopo 5 minuti quella di una delle due squadre in campo. Ora provo a fare il campione dell’equidistanza e della terzietà, subito dopo divento uomo di parte e faccio un intervento e una dichiarazione di voto (crepi l’avarizia!) a nome dell’intero gruppo consiliare. Ormai Marcello Lanotte, presidente del Consiglio comunale di Barletta, ci ha abituato a queste performance senza soluzione di continuità. Ancora di più da quando, alcuni mesi fa, è risultato eletto in consiglio regionale nelle file di Forza Italia. Ecco così che il Lanotte uno e bino finisce con il manifestarsi ormai in quasi tutte le sedute. E’ un’alluvione, un fiume in piena che tracima senza argini che tengano: sale e scende dallo scranno di presidente del Consiglio comunale a quello del gruppo consiliare forzista e così catechizza, dà e toglie la parola, oppure stigmatizza, accusa e riaccusa i consiglieri delle opposizioni. Ma si può?”, si domandano i referenti della Lista Emiliano, il capogruppo consiliare Antonello Damato e il Segretario Gennaro Antonio Rociola.
“E’ vero che la normativa in vigore, come recita un parere del Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali del Ministero dell’Interno, non affievolisce l’esercizio dei diritti connessi allo status di consigliere in capo al consigliere-presidente dell’assise comunale. Ma anche di ciò che è consentito sarebbe opportuno non abusare. Quel parere, infatti, si riferisce alla possibilità che il presidente del consiglio comunale in qualità di consigliere possa, ad esempio, diversificare il voto rispetto alla dichiarazione del capogruppo. Qui, invece, ci troviamo di fronte a un vero e proprio abuso di posizione dominante: abbiamo un presidente-capogruppo che nella stessa seduta ora fa il presidente, ora il capogruppo.
E’ politicamente accettabile tutto ciò? Al mattatore Lanotte va stretto il ruolo di presidente del consiglio comunale oppure quello di capogruppo di Forza Italia, e non sapendo scegliere, si arroga il diritto di esercitarli entrambi e magari di dare pure gli indirizzi politici che spetterebbero al sindaco Cannito? L’attività politica di per sé richiederebbe sobrietà e lontananza dagli eccessi. Nella Repubblica barlettana, invece, vige la regola dell’acquiescenza che rende pericolosamente “naturale” ciò che naturale proprio non è”.
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