La mostra di Magno e Bacchetti al Salone d’Arte di Trieste
17 maggio 2026 – ore 15:30 – “Due artisti con storie, sensibilità e stili diversi hanno creato un linguaggio per dialogare insieme, convenendo sulla concezione dell’arte come un megafono di senso, significato e pensiero”: così è stata definita dal critico d’arte Franco Rosso la nuova mostra di Gianni Bacchetti e Mario Tiberio Magno, chiamata – non a caso – “Dialogo artistico a due voci”. Una mostra atipica bipersonale quella allestita al Salone d’Arte di via Rossetti 6B, che mette a confronto strumenti diversi – grafiche digitali e pittura su tela – per comunicare concetti essenziali quali la complessità dell’io, la fluidità dell’interiorità e la ricchezza della Natura. Tra la tradizione di Bacchetti e l’innovazione di Magno – due artisti che si frequentano a livello umano e artistico da molti anni – vediamo la costruzione di un equilibrio tra caos e ordine. “Sono due autori – commenta il critico Rosso – che producono arte guardando l’ombra che si annida alle spalle delle cose, conservando il romanticismo della narrazione”.
A confermare la filosofia introspettiva della mostra sono le parole di Mariana Pavanello, artista della nuova generazione di poeti che sperimenta la Poetry Slam – la lettura performativa di una poesia davanti al pubblico che diventa parte dell’interpretazione. Dal pensiero di Pavanello, frutto delle sensazioni che emergono durante la visione delle opere esposte, si delinea la presa di consapevolezza, fisica e mentale, del proprio io: davanti a uno specchio, nel presente che stiamo vivendo, ci guardiamo, ci riconosciamo e ci capiamo.
Mario Tiberio (nella foto a sinistra), che si fa chiamare semplicemente “Magno”, propone delle opere che raffigurano uomini e donne dalla testa calva, elemento che spesso si tende a nascondere, ma che qui si valorizza e si pone al centro. Attorno ai volti in bianco e nero i filamenti colorati che si intrecciano, che creano a volte caos e a volte ordine, vogliono amplificare l’essenzialità delle espressioni e degli sguardi umani. Magno è nato nel mondo del design grafico, ha curato progetti editoriali e pubblicità, e in questa mostra ha reso la sua passione per l’arte una totalizzante esperienza di vita.
“Dentro di me ho un mondo dinamico che non si può cristallizzare – commenta Magno – ho cercato di rappresentare questi continui cambiamenti attraverso le nuove tecnologie. Anche utilizzando l’Intelligenza Artificiale avevo in mene un progetto personale da sviluppare. Ritengo infatti che le macchine tecnologiche siano dei mezzi che permettono di produrre idee in modi alternativi alla tradizione, ma queste devono essere gestite dalla persona, che non deve lasciarsi trasportare da esse”. Per capire come questo artista abbia rappresentato l’equilibrio tra razionalità e impulso, possiamo guardare all’opera “Costruzione del ricordo”. “Le linee che si incontrano sopra la testa – spiega Magno – esprimono la caoticità della nostra testa, il flusso costante di parole. Per me l’ordine si trova nel silenzio, che ho rappresentato con la fascia che copre la bocca del soggetto”.
A ricordarci il Surrealismo, invece, sono le opere di Bacchetti. “In realtà – confessa l’artista – non volevo fare un richiamo diretto a questo stile pittorico, ma volevo esprimere quello che provo quando guardo e penso alla Natura”. I suoi quadri, infatti, si costruiscono intorno a simboli e segni da cogliere tra gli elementi naturali. Le visioni proposte da Bacchetti ci proiettano in mondi alternativi, fantastici, metafisici e quasi onirici, dove la fluidità delle forme ricorda la frenesia della società contemporanea, appunto definita “liquida”. La sensibilità dell’artista ha sempre trovato corrispondenza negli elementi naturali: “sono attratto dalla Natura – così Bacchetti – e ho sempre disegnato fiori e piante in tutte le loro forme. Gli esseri antropomorfici e le metamorfosi che avvengono in questi quadri – commenta indicando il trittico intitolato come la saga di fantascienza letta all’età di 16 anni – vogliono esprimere l’instabilità e la rapidità dei cambiamenti”. L’artista, ancora una volta, ritrova i salti tra le varie dimensioni e i movimenti repentini dentro di sé. “Vivo la vita di corsa – commenta Bacchetti – ed esprimo sulla tela quello che provo in un momento immediato. In un quadro ho utilizzato colori più scuri perché stavo attraversando un periodo complesso, mentre i colori vivaci di un altro quadro tradiscono una speranza ritrovata”.
Attraversare il reale e il digitale: questa è la nuova mostra del Salone d’Arte in Via Rossetti 6B, “Dialogo artistico a due voci”. La mostra è visitabile fino a venerdì 5 giugno 2026 da lunedì a sabato, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.
Articolo di Aurora Cauter




