I candidati a sindaco rispondono alla lettera di Giorgia e Maria Vittoria

Sono arrivate alcune risposte alla lettera di Giorgia e Maria Vittoria Meacci che nei giorni scorsi aveva scritto una lettera pubblica ai candidati a sindaco per Arezzo. Uno dei candidati a sindaco, Marco Donati, le ha incontrate di persona.
“Cara Giorgia, cara Maria Vittoria, ho letto con attenzione la vostra lettera aperta e voglio ringraziarvi. Non capita spesso, in mezzo al rumore di una campagna elettorale, di ricevere uno stimolo così denso di passione civica, lucidità e concretezza.
La vostra non è solo una lista di richieste, ma un promemoria di cosa dovrebbe essere la Politica con la “P” maiuscola: servizio, ascolto e cura del bene comune. Se avrete la pazienza di scorrere il programma della nostra coalizione – pubblicato ben prima della vostra bellissima lettera – scoprirete con piacere che siamo straordinariamente sintonizzati. Molte delle vostre domande hanno già una risposta scritta e un impegno preciso.
Quando chiedete trasporti pubblici efficienti che non vi costringano a dipendere dai genitori, la nostra risposta è un impegno per avere abbonamenti gratuiti al trasporto pubblico locale per gli studenti, estendendo le corse per collegare le frazioni e la periferia. Quando chiedete spazi di aggregazione recuperando gli immobili comunali inutilizzati, noi rispondiamo con il progetto dei nuovi Hub di innovazione e Coworking.
E ancora, sulla biblioteca da modernizzare con orari prolungati e una stagione culturale diffusa che esca dal centro e parli la vostra lingua (anche d’estate), vi assicuro che siete entrate nel cuore della nostra idea di “Città Comunità”. Perfino sulla sicurezza di chi viaggia in motorino o in bicicletta, la nostra priorità è una manutenzione stradale sistematica e un’illuminazione pubblica che non lasci zone d’ombra.
Voglio però essere onesto con voi, guardandovi negli occhi come farebbe un buon amministratore. Pur impegnandomi a valorizzare al massimo l’apporto dei giovani, come abbiamo fatto nelle nostre liste, non posso garantirivi un assessore ventenne per nessuna delega specifica. Sarebbe una promessa facile da spendere in campagna elettorale, ma preferisco spiegarvi una cosa che ritengo fondamentale. Io credo che un pubblico amministratore non debba fare il tecnico, o avere una età predefinita, ma debba avere una dote prioritaria che è la passione e la capacità di interpretare al meglio l’interesse pubblico. Con una giunta che privilegi i soli tecnici otterremmo l’effetto di creare conflitti tra la politica, che deve dare gli indirizzi e gli uffici che devono eseguirli. Io credo che gli assessori vadano scelti, anche tenendo conto delle competenze, ma non solo. Anche tenendo conto dell’età e del genere, ma non solo. La rappresentanza non si esaurisce in una competenza. Si fa con il metodo. Per questo vi faccio una promessa molto più grande, solida e verificabile. Come ho già annunciato nelle scorse settimane, uno dei primissimi atti dei miei primi 100 giorni di mandato sarà la convocazione di una Assemblea di 1000 giovani aretini. Non sarà una passerella, ma un momento condiviso per scrivere insieme un manifesto programmatico e per decidere, anno dopo anno, le politiche giovanili e non solo. La promessa che vi faccio è che troverete sempre in me e nella mia squadra una piena, costante e strutturata disponibilità ad ascoltare quello che avete da dirci.”
Grazie perché avete scelto di prendere parola pubblicamente. In un tempo in cui troppo spesso si ripete che “i giovani non partecipano”, il vostro gesto dimostra esattamente il contrario. Così come lo dimostra quanto accaduto recentemente con il referendum: tantissimi giovani, molte ragazze e molti ragazzi al primo o al secondo voto, hanno scelto di partecipare, di informarsi, di prendere posizione, sentendo che ciò che era in gioco li riguardava davvero. E hanno fatto la differenza. Avete quindi ragione quando scrivete che la partecipazione dei giovani alla vita politica è un valore importante per la democrazia. E forse proprio da qui, dalla bellezza di quello che avete scritto, può partire una riflessione ulteriore sul significato stesso della politica.
La politica non è soltanto l’arte di governare. È l’arte di governare insieme.
È stare nella polis. È costruire luoghi nei quali persone diverse possano ascoltarsi, confrontarsi, decidere insieme. Hannah Arendt parlava della politica come della capacità di “agire di concerto”: non qualcuno che pensa e decide al posto degli altri, ma persone che costruiscono insieme il mondo comune. Per questo crediamo che la partecipazione dei giovani non possa esaurirsi nell’individuare “un giovane” che governi per tutti gli altri giovani. Certo, è importante che nelle istituzioni ci siano anche ragazze e ragazzi giovani, e nella nostra lista ci sono studenti universitari e persone molto giovani che hanno scelto di impegnarsi. Ma non è l’appartenenza anagrafica, da sola, a garantire l’ascolto. Un assessore giovane non coincide automaticamente con politiche giovanili migliori. Così come uno sportivo non rappresenta automaticamente tutti gli sport, ma conosce soprattutto il proprio percorso, la propria esperienza, il proprio ambiente. I giovani, del resto, non sono una categoria unica e indistinta: sono persone diverse, con desideri diversi, vite diverse, fragilità diverse, sogni diversi.
Quello che vogliamo fare non è parlare ai giovani, né parlare per i giovani, o far parlare un/una giovane per tutte e tutti.Vogliamo creare le condizioni per ascoltare davvero i cittadini e le cittadine della nostra città, le giovani donne e i giovani uomini della nostra città, per decidere insieme, per agire insieme. Quindi ascoltare i giovani e decidere con loro: perché questa è la vera partecipazione politica.
Per questo vi invitiamo a leggere con attenzione la parte del nostro programma dedicata ai meccanismi partecipativi, ai processi di partecipazione reale e al bilancio partecipativo. Per noi non sono slogan. Significano una cosa molto concreta: che una parte delle risorse economiche del Comune deve essere discussa e decisa in maniera vincolante insieme ai cittadini. Significa rendere trasparente e leggibile il bilancio comunale, far comprendere come vengono spesi i soldi pubblici, spiegare quali risorse esistono, confrontarsi sulle priorità, decidere insieme cosa è più urgente e più giusto fare. Questo vuol dire fare politica insieme concretamente: non strumentalizzare nessuno, ma ascoltare per costruire davvero decisioni condivise. Passando poi alle cose che chiedete, vogliamo dirvi che ci piacciono molto e tante sono anche nel nostro programma.
Ci piace l’idea di una città viva, accessibile, attraversabile. Una città con biblioteche diffuse e aperte anche la sera, con spazi di studio, con luoghi culturali vissuti davvero dalle persone. Una città con matinée teatrali accessibili, con eventi culturali, musica e spettacoli gratuiti nei quartieri, nei parchi, nelle piazze, nelle frazioni. Una città in cui non tutto venga pensato soltanto in termini di consumo.
Per noi questo è un punto centrale: le persone non sono soltanto consumatori. Sono cittadini. Sono persone che abitano uno spazio pubblico condiviso dove stabiliscono relazioni. Per questo uno degli elementi centrali del nostro programma è proprio ridare centralità alle relazioni tra le persone, avendo cura di costruire spazi e tempi di vita adatti a questo. E per questo pensiamo che debbano esistere spazi gratuiti nei quali stare insieme, crescere, discutere, creare relazioni, fare cultura, fare sport. Pensiamo a palestre popolari, a spazi autogestiti, a luoghi di aggregazione realmente accessibili. Pensiamo a una città in cui musei, biblioteche, cultura e sport non siano privilegi per pochi o occasioni sporadiche, ma parti vive della quotidianità.
Siamo d’accordo anche quando chiedete una città più sicura e più vivibile. Strade migliori non solo per chi si muove in motorino o in bicicletta, ma anche per chi cammina a piedi o utilizza una carrozzina o una sedia a rotelle. Una città progettata secondo una logica di accessibilità universale è una città nella quale tutti e tutte vivono meglio. E soprattutto condividiamo quello che con la vostra lettera dimostrate: i giovani non hanno qualcosa da dire soltanto “sui giovani”. Hanno qualcosa da dire sulla città intera. Su come renderla più giusta, più bella, più umana per tutte e tutti.
Per questo non immaginiamo spazi pensati dagli adulti e semplicemente concessi ai ragazzi, con attività “per i giovani” già decise dall’alto. Immaginiamo invece spazi giovanili realmente autogestiti, attraversati dall’autonomia, dalla responsabilità e dalla partecipazione reale e spazi di partecipazione reale sulle decisioni politiche della città intera.
E proprio qui sta, secondo noi, il punto decisivo. Noi non pensiamo affatto che i giovani siano passivi o disinteressati. Pensiamo piuttosto che troppo spesso le istituzioni abbiano chiesto loro di partecipare ” per finta”, senza dare davvero la possibilità di incidere.
Se le persone vengono coinvolte soltanto come fruitori, spettatori o destinatari di decisioni prese altrove, allora è inevitabile che si sentano distanti.
Ma quando le persone sentono che possono scegliere davvero, decidere davvero, incidere davvero, allora partecipano eccome. Lo abbiamo visto tante volte in tante occasioni: i giovani non partecipano perché non sono messi nella condizione di incidere e decidere davvero, ma se davvero coinvolti fanno la differenza.
E in queste settimane ne abbiamo avuto conferma.
Decine di artistə hanno risposto alla nostra Call for Artist per la creazione dei manifesti elettorali, e così le nostre affissioni elettorali non sono un susseguirsi di facce che dicono Vota me, ma un percorso d’arte pubblica e collettiva per tutta la città, una finestra aperta sul possibile, un ponte tra ciò che siamo e ciò che possiamo costruire insieme.
Ieri abbiamo organizzato un concerto con 5 gruppi musicali giovanili della nostra città, e le ragazze ed i ragazzi hanno partecipato non solo come spettatori o invitati, ma coprogettando il percorso e impegnandosi per la sua riuscita. È stato un momento fortissimo di espressione artistica, politica e condivisione reale. Infine, ci ha colpito molto ciò che scrivete sulla cosiddetta “fuga dei cervelli”.
Noi non pensiamo che i giovani debbano restare ad Arezzo per senso del dovere verso la città e il suo futuro. Pensiamo che ogni ragazza e ogni ragazzo debbano sentirsi liberi di costruire il proprio futuro dove desiderano: ad Arezzo, altrove, in Italia o fuori dall’Italia. L’importante è che sia una scelta. Non una fuga obbligata perché qui manca ciò che serve per vivere bene, crescere, studiare, lavorare, immaginarsi un futuro.
Andare via per conoscere il mondo, studiare, fare esperienza, non significa tradire la propria città. Anzi, spesso è proprio questo che permette di tornare — oppure anche di non tornare — portando comunque dentro il mondo qualcosa di prezioso. Noi vogliamo una città che non chieda ai giovani fedeltà, ma che offra possibilità. Una città che non usi i giovani come simboli da esibire, ma che li riconosca come interlocutori reali con cui costruire insieme il futuro. Ed è proprio per questo che la vostra lettera è importante: non perché contenga tutte le risposte alle vostre domande, ma perchè ci sosta, ci riflette insieme. E la politica, quando è viva davvero, comincia sempre da lì: dalla capacità di continuare a farsi domande insieme.
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