Piemonte

Ilaria Capua: “In Italia in Università le donne costrette a portare la crostata al rettore”


«Non capita tutti i giorni di avere una virologa tra i piedi come me quindi vi vorrei completamente tranquillizzare sulla faccenda Hantavirus. State tranquilli, next» Ilaria Capua inizia così il suo intervento al Salone del Libro di Torino come ospite dello Young Advisory Board di Fondazione Compagnia di San Paolo. La scienziata di fama mondiale è stata invita a presentare il suo libro “Non mollate. Manuale di resistenza per l’affermazione del talento femminile” (Rizzoli) e a discutere sui meccanismi culturali e strutturali che ostacolano le carriere soprattutto delle donne, tra paternalismi, molestie, sessismo, nepotismo e giudizi sui corpi e sulla maternità.

«Quest’anno ho compiuto sessant’anni – racconta la virologa e divulgatrice, prima al mondo a isolare il virus dell’influenza aviaria H5N1 – Sessant’anni sono un bel giro di boa: ho vissuto molte vite, ho fatto tantissime esperienze e questo compleanno mi ha fatto venire voglia di restituire degli “aiutini” alle persone che veramente si sentono frustrate, in difficoltà e che non riescono a sfondare questo benedetto tetto di cristallo. Il mio libro è quindi da intendersi come un vademecum di consigli per le ragazze e le donne che lavorano non solo in ambito scientifico, ma anche in altre professioni. Perché anche io, nella vita, mi sono dovuta ripetere tutti i giorni “non mollare”».

Capua racconta in particolare una serie di aneddoti che l’hanno vista protagonista o bersaglio di commenti inopportuni, paternalismi, discriminazioni.

«Il libro comincia e finisce con una crostata. Perché? Qualche tempo fa ricevetti un riconoscimento molto importante da un’Università italiana. Dopo aver fatto la mia relazione richiamando anche l’importanza delle donne chiesi al rettore di quell’ateneo come andava la situazione del gender gap, quante donne ci fossero nelle posizioni apicali e lui mi rispose, dopo un panegirico: “Cara professoressa, lei forse non ha capito, ma in questo ateneo le professoresse “da venire” al rettore ci portano la crostata. E la crostata, al rettore, ci deve pure piacere”». Un episodio successo l’anno scorso «e non nel 1940», ribadisce Capua.

Un altro aneddoto riportato dalla scienziata riguarda un giornalista di una nota testata nazionale che giorni fa l’ha contatta per intervistarla in occasione dell’uscita del libro: «”Ah, professoressa, ho letto il suo libro e mi ha sorpreso molto e in bene. E pensavo che fosse il solito “pippone femminista”. Ha usato proprio quella parola, poteva dire “un noioso saggio femminista, no”? Io sono una signora di sessant’anni e non ci conosciamo. Eppure questi trogloditi non si nascondono, sono dappertutto». Capua allora invoca la necessità di una “resistosfera” descritta come una “pochette immaginaria” contenente virtù necessarie per affrontare appunto i “trogloditi” e le persone con atteggiamenti offensivi o obsoleti: «Tra queste virtù ci sono la tolleranza, il coraggio, l’intraprendenza, la perseveranza, la determinazione e il discernimento. Anche se a “quello del pippone” vorresti dire “Scusi, ma vaffa…”». Applausi e risate nella sala gremita.

Per Ilaria Capua l’Italia ha un’immensità di talenti, sia maschili, sia femminili «Il problema è che alle femmine tocca fare la Parigi-Dakar» dice «Ogni cosa che fai comporta un ostacolo, un impedimento, una salita ripidissima, un’imboscata e non va più bene tutto ciò, perché in Italia si spende moltissimo in formazione e il talento non ha genere. Non possiamo permetterci di perdere questa forza creativa e questa potentissima forza lavoro». Una convinzione che l’ha spinta a scrivere il vademecum con tutti quegli esempi, anche personali. «Vorrei creare una specie di reset nella testa delle donne, che non devono accettare più questo tipo di comportamenti, ma anche degli uomini. Anche i padri devono farsi raccontare dalle loro figlie e dai loro figli cosa succede nel mondo del lavoro, perché quella della crostata non è solo una metafora. Credo veramente che dobbiamo fare uno sforzo collettivo per non mollare, non cedere ai cliché e a un certo tipo di comportamenti. Dobbiamo continuare a portare avanti le nostre conoscenze, le nostre capacità per il nostro bene e per il bene del Paese».


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