Stabilicum, la nuova legge elettorale: cos’è e perché fa discutere
Quando se ne deve parlare in tv subito scatta il panico all’interno delle redazioni perché è un dibattito che annoia e in cui – è il timore – i tecnicismi spingono i telespettatori a cambiare canale. E’ la legge elettorale l’incubo dell’autore televisivo a caccia di share. Eppure si tratta delle regole del gioco. Com’è noto il centrodestra – a partire dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni – propone, come ormai orribile abitudine della politica italiana, di modificarla nell’ultimo anno di legislatura. A questa prima critica i proponenti e i sostenitori di centrodestra, rispondono che è già stato così in passato. Una giustificazione certamente poco esaltante. Non si comprende perché perpetuare cattive abitudini, invece di abbandonarle e relegarle al passato.
Dopo la batosta elettorale e ad un anno dal termine della legislatura, all’interno delle coalizioni, già si fanno i conti e si guardano a proiezioni e a sondaggi. Ma non solo. Perché un conto è l’esito dell’ultimo referendum sulla modifica della Costituzione, altro è la mobilitazione sul voto politico che vede una partecipazione, di solito, inferiore. Ma non solo. Esperti della materia e segreterie dei partiti, guardano con molta attenzione, anche ai risultati delle ultime consultazioni elettorali nei territori, in particolare, alle ultime elezioni regionali.
Il principio che ha spinto il centrodestra a presentare lo Stabilicum – e ciò che ne giustificherebbe l’adozione – è il seguente. Rispetto alle ultime elezioni politiche del 2022, dove a fronteggiarsi c’erano la coalizione di centrodestra (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati); la coalizione di centrosinistra (Pd con Impegno Civico di Luigi Di Maio, Alleanza Verdi-Sinistra e +Europa); il Terzo Polo di Renzi e Calenda e il Movimento 5 Stelle. Nel 2027 con il ricomporsi del centrosinistra in una coalizione unitaria – ad eccezione di Azione di Carlo Calenda – si configurerebbe, secondo le forze oggi al governo, il rischio di un pareggio tra le due coalizioni. Eventualità da scongiurare perché porterebbe al rischio dell’ingovernabilità e del successivo “inciucio di palazzo” dopo le elezioni. Finalità apparentemente nobile.

Nel 2022 con il Rosatellum e con un quadro politico frammentato, il risultato in favore del centrodestra fu schiacciante e i numeri garantirono loro una solida maggioranza parlamentare che, ancora oggi, sostiene il governo guidato da Giorgia Meloni. Proiettata a diventare il governo più longevo della storia dell’Italia repubblicana. Come propone il centrodestra di evitare ”l’inciucio di palazzo”, elevato a pericolo numero uno per il Paese e per i cittadini, è noto.
Al posto del Rosatellum, ecco lo Stabilicum. In estrema sintesi ritorno al sistema proporzionale puro, liste bloccate, premio di governabilità se una coalizione o lista raggiunge o supera il 40% dei voti e ballottaggio se nessun schieramento supera il 40%, purché abbia raggiunto almeno il 35%. In principio, per evitare “l’inciucio di palazzo”, serviva il premierato: “la madre di tutte le riforme”, come fu annunciato da Meloni. In realtà, si trattava della brutta copia della promessa elettorale che consisteva nella riforma costituzionale per modificare la forma di Stato da Repubblica parlamentare a repubblica presidenziale. Presidenzialismo con l’elezione diretta, da parte dei cittadini, dell’elezione del Capo dello Stato. Dopo una prima approvazione in Parlamento del premierato si sono perse le tracce da più di un anno. E, immaginiamo, la premier su tutto s’impegnerebbe tranne che in una nuova battaglia per la modifica della Costituzione senza l’ok dei due terzi del Parlamento, che la porterebbe dritta in un nuova compagna referendaria. Dopo il rovinoso esito del referendum sulla modifica dell’assetto della magistratura, che ne ha minato politicamente, la forza politica, la donna del popolo sconfitta dal popolo non è un buon viatico nell’ultimo anno di legislatura. Quindi, accantonato il premierato, ecco lo Stabilicum.

Il terrore del pareggio
E’ realistico supporre che alle prossime elezioni ci sia “il pareggio”? Qual è il metro per ipotizzarlo a più da un anno dal voto e su questo perimetrale la nuova legge elettorale? I sondaggi. Senza voler affatto denigrare chi fa questo lavoro molto complicato, le rilevazioni sulle intenzioni di voto degli italiani sull’ultimo referendum costituzionale, hanno mostrato come sia stato impossibile prevederne l’esito. Appare complicato, perlomeno, motivare con i sondaggi la necessità di un nuovo sistema elettorale.
Addio ai collegi uninominali
Con la nuova elegge elettorale scomparirebbero i collegi uninominali, dove in un determinato territorio i candidati delle coalizioni si confrontano e chi prende un voto in più vince e viene eletto. Con il Campo largo il rischio per Meloni e per il centrodestra, è che senza la formazione politica del generale Vannacci Futuro Nazionale all’interno della coalizione, in molto collegi dello Stivale l’attuale maggioranza sarebbe sconfitta. Lo dicono i voti raccolti dalle formazioni politiche nelle ultime tornate elettorali nelle Regioni soprattutto del centro sud. E’ questo il motivo per cui si aboliscono i collegi, preferendo ad essi, il sistema proporzionale? In cosa i colleghi uninominali avrebbero fallito? O a quale esigenza, manifestata dall’elettorato o rilevata da politi ed esperti di sistemi elettorali, i collegi uninominali non avrebbero risposto? Nel centrodestra, dalla ministra delle Riforme Maria Elisabetta Alberti Casellati in giù, nessuno ha trovato il tempo per spiegarlo. Quando si critica la breve, brevissima durata settimanale dei lavori parlamentari di Camera e Senato, spesso condensati tra commissioni e Aule parlamentari, tra martedì e giovedì, i parlamentari replicano che il resto del tempo sono impegnati a fare politica “sul territorio” dove sono stati eletti. Con lo Stabilicum l’elettore voterà una lista compilata – e per il momento bloccata – dai leader di partito e li legame col territorio sparirà.
Rapporto elettore-eletto
Nel nuovo sistema elettorale non ci sono le preferenze. Fratelli d’Italia si dice “da sempre a favore” e ne attribuisce l’assenza nella legge alla contrarietà di Forza Italia e Lega. Ma su questo nessuna battaglia da parte del partito guidato da Giorgia Meloni. Una rivendicazione sulla carta e una presa d’atto delle posizioni altrui bastano per riporre nel cassetto un’altra “battaglia storica” dell’attuale partito di maggioranza relativa e, di fatto attraverso le liste bloccate, scegliere loro i futuri parlamentari attraverso il posizionamento di tizio o caio su o giù nel listino bloccato.
Mission Quirinale
La nuova legge elettorale servirà – com’è ovvio – a decretare quali forze politiche governeranno il Paese nel quinquennio 2027-2032. Ma anche ad eleggere il nuovo Parlamento, che a sua volta, nel 2029 eleggerà il nuovo Presidente della Repubblica. Il centrodestra, facile prevederlo, nelle prossima campagna elettorale rivendicherà il record di durata di governo Meloni. Longevità che ha permesso all’esecutivo di conseguire molti risultati che hanno giovato al Paese. E tra questi molti record, veri o presunti che siano. In caso di vittoria alle prossime elezioni e di riconferma del centrodestra alla guida del Paese, sarebbe legittimo per essi, puntare all’elezione del successore di Sergio Mattarella con un profilo che sia chiaramente identificabile come il primo presidente della Repubblica di centrodestra o di destra-centro. C’è chi già vocifera il nome dell’attuale presidente del Senato, Ignazio la Russa o chi sogna la stessa Giorgia Meloni, che arriverebbe all’appuntamento con in dote i titoli di prima donna presidente del Consiglio e, come già evidenziato, guida del governo più longevo della storia repubblicana. Il titolo è già pronto: da Colle Oppio al Colle più alto. In che modo lo Stabilicum favorirebbe questa mission? Attraverso il rassicurante nome affidato al premio contenuto nella nuova legge elettorale.
Il premio “di governabilità”
Criticato da tutti gli esperti della materia, auditi in queste settimane nella commissione Affari Costituzionali di Montecitorio, il premio viene difeso dal centrodestra come sotto la soglia dell’incostituzionalità. Oggi una simulazione evidenzia quali effetti lo Sabilicum avrebbe sulla composizione del nuovo Parlamento. E in definitiva sull’elezione del Presidente della Repubblica, ricordando che dal quarto scrutinio in poi, è sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti, per incoronare il nuovo Capo dello Stato.
Questo nel merito. Sul metodo sorprende come un minuto dopo la presentazione del nuovo progetto di legge elettorale, tutto il centrodestra, si sia affrettato a dire che la proposta è modificabile e già ci sono stati vari vertici di maggioranza a Palazzo Chigi per discutere di possibili cambiamenti anche aprendo alle forze politiche di opposizione che, per ora e ad eccezione di Azione, hanno risposto con un netto rifiuto.
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