Cirò Marina, chieste quattro condanne per l’omicidio di Vincenzo Pirillo I NOMI
La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha chiesto quattro condanne per altrettanti imputati accusati di aver organizzato ed eseguito l’omicidio di Vincenzo Pirillo, il 46enne ucciso con quattro colpi di pistola il 5 agosto 2007 al ristorante “Eko” di Cirò Marina, nell’ambito di un regolamento di conti all’interno della cosca Farao-Marincola. Davanti al giudice per le udienze preliminari di Catanzaro, nell’ambito del processo che si sta svolgendo col rito abbreviato, il pubblico ministero da un lato ha invocato 30 anni di carcere ciascuno per Franco Cosentino, alias Sazizza (52 anni), Martino Cariati (45) e Vito Castellano, detto Ciccio (61); e dall’altro ha sollecitato 6 anni di reclusione per il collaboratore di giustizia Gaetano Aloe (47). Mentre un quinto imputato, Salvatore Palmiro Siena (68), è alla sbarra alla Corte d’assise di Catanzaro nel dibattimento di rito ordinario.
La ricostruzione
Come ricostruito dagli inquirenti, Pirillo era diventato il reggente del clan in seguito all’assenza dei capi – il 78enne Silvio Farao e Cataldo Marincola di 66 anni – che latitavano per sfuggire ad una condanna per omicidio. La vittima sarebbe stata fatta fuori a causa della cattiva gestione della “bacinella”, ossia la cassa comune del locale di ’ndrangheta, nella quale confluivano i soldi sporchi delle estorsioni, del traffico di droga e degli affari illeciti. A dare una svolta alle indagini sono state le dichiarazioni dEl pentito Aloe, figlio del capobastone Nik assassinato nel 1987. Il collaboratore di giustizia, i cui racconti sono stati successivamente riscontrati con le intercettazioni del passato, s’è autoaccusato dell’uccisione di Pirillo. In particolare, stando alla Dda, Aloe e Cosentino sarebbero stati i killer della spedizione armata in cui rimasero ferite anche sei persone tra le quali una bambina di 11 anni. Castellano, Cariati e Siena avrebbero spalleggiato i due assassini, seguendo i movimenti della vittima, trovando le armi e mantenendo i contatti con l’allora latitante Cataldo Marincola (condannato all’ergastolo in primo grado come mandante). Entranti nel locale da un ingresso secondario, Aloe avrebbe esploso due-tre colpi di pistola alle spalle di Pirillo ferendolo mortalmente, con Cosentino che sarebbe «scivolato mentre sparava».
Source link




