Sculco shock durante il processo Glicine a Crotone: «Mandatemi in carcere»
Processo Glicine, l’ex consigliere regionale Sculco chiede provocatoriamente il carcere, istanza inammissibile per il Tribunale di Crotone
CROTONE – «Mandatemi in carcere». Un colpo di scena ha scosso l’aula del maxi processo Glicine-Acheronte, in corso a Crotone. Enzo Sculco, l’ex consigliere regionale calabrese e figura centrale dell’inchiesta, ha chiesto formalmente di lasciare il regime di detenzione domiciliare per essere trasferito in cella. Una richiesta paradossale e provocatoria, motivata, secondo l’imputato, dalla durata eccessiva di un iter giudiziario che starebbe logorando non solo lui, ma l’intero nucleo familiare. Agli arresti domiciliari dal giugno 2023 — una misura che ha retto nel tempo anche al vaglio della Corte di Cassazione — Sculco aveva già preannunciato nella precedente udienza la volontà di intervenire. E così è stato. Al termine delle dichiarazioni spontanee rese davanti al Tribunale penale, l’imputato ha consegnato una memoria scritta, ribadendo la propria estraneità ai fatti e contestando duramente l’impianto accusatorio.
LO SFOGO
«Sono ingiustamente detenuto da tre anni e la mia condizione arreca gravissimi problemi alla mia famiglia. Per questo motivo, preferisco andare in carcere e soffrire da solo». Nel suo lungo sfogo, Sculco ha toccato anche i punti nevralgici dell’inchiesta, citando direttamente alcune intercettazioni agli atti. Secondo l’imputato, le conversazioni captate dagli inquirenti dimostrerebbero chiaramente che non vi era alcuna conoscenza né rapporto con Maurizio Del Poggetto, esponente della cosca Megna. Un punto cruciale per la tenuta dell’aggravante mafiosa contestata nella vicenda della “Fiera Mariana”, uno dei pilastri dell’inchiesta della Dda di Catanzaro.
LEGGI ANCHE: Glicine, la memoria di Sculco: «Un’improvvisata la visita dell’avvocato Grande Aracri» – Il Quotidiano del Sud
ISTANZA INAMMISSIBILE
La provocazione processuale di Sculco ha innescato un immediato confronto tecnico tra le parti. Il suo legale, l’avvocato Mario Nigro, ha sollecitato il parere del pm Antimafia Roberto Cubellotti. Il pm ha precisato che la competenza per un eventuale aggravamento della misura spetta all’accusa, la quale però non ha ravvisato gli estremi né le esigenze per richiedere il trasferimento in carcere dell’imputato. Il presidente del Collegio, Edoardo D’Ambrosio, ha dichiarato inammissibile l’istanza di Sculco.
ARRESTI DOMICILIARI
Ritenuto il dominus di un presunto comitato d’affari, Sculco sta facendo a più riprese dichiarazioni spontanee nel corso del processo. Il suo esame e controesame ha peraltro occupato più udienze. Nonostante il desiderio espresso dall’ex politico di “pagare da solo” in carcere per sottrarre i parenti al peso della misura cautelare, la legge non prevede l’autodeterminazione della pena o della restrizione. Resta dunque ai domiciliari, in attesa di un processo che, a suo dire, sta diventando un calvario senza fine.
Source link



