Robben Ford – Two Shades of Blue: Il blues della West Coast :: Le Recensioni di OndaRock
Si dice che quando il blues arriva in California, si mette il vestito elegante e flirta con il jazz e lo swing sotto il sole della West Coast. Non si parla di un genere e di una tradizione rigida per il blues californiano, ma più che altro di un modo di suonare che vede protagoniste all’inizio personalità come T-Bone Walker e Charles Brown, e successivamente Tommy Castro, Kirk Fletcher e appunto Robben Ford. Dagli inizi con i fratelli nella Charles Ford Band (in onore del padre), fino all’incontro con Joni Mitchell e Miles Davis, quella di Robben Ford è una vita trascorsa nella grande musica, nella quale ha affinato una grandissima tecnica chitarristica e una cultura musicale vasta e variegata.
Arrivato a 75 anni, Ford è tornato con un nuovo lavoro, “Two Shades Of Blue”, nel quale viene naturale ritrovare mezzo secolo di musica e influenze. Il progetto era partito come un tributo a Jeff Beck, ma si è via via evoluto, tra sessioni in Usa e Regno Unito, band diverse di musicisti e idee che via via si sono aggiunte.
Il titolo parla di “due sfumature di blue”, ma a un ascolto non è così immediato definire quali siano, forse perché stiamo proprio parlando di sfumature e siamo nel campo delle gradazioni più che delle polarità.
Così l’album si apre con l’energica e funky “Make My Own Weather”, nella quale i bassi profondi di Rob Malarkey, il ritmo solido e le tastiere di Jonny Henderson creano un groove che sostiene il desiderio di fuga verso le “northern lights” e il “southern Mexico”. Vira poi altrove, con la cover (riuscita) di “Jealous Guy” di John Lennon e la traccia successiva, “Perfect Illusion”, una ballata rock solare, capace di tenere insieme energia, malinconia, determinazione e speranza; che potrà suonare come qualcosa di già sentito, eppure nella sua cristallina precisione è capace di emozionare e conquistare.
Le tenebre riaffiorano in “Black Night” (cover di Charles Brown), in cui Ford mostra tutta la sua capacità di chitarrista blues nell’attualizzare e arricchire il brano del 1951, rivitalizzandolo inoltre con una intro da Big Band e un arrangiamento nel quale riaffiorano gli ottoni a dialogare con la voce e i fraseggi blues della chitarra. Da qui in poi, l’album diventa strumentale, con la title track “Two Shades Of Blue” e poi le successive “The Fire Flute”, “The Light Fandango” e “Feeling’s Mutual”, dove Ford mostra tutta la sua sensibilità jazz, e che sono anche il nucleo del progetto originario dell’album, a cominciare dalla riflessione sulle tecniche innovative di Jeff Beck alla chitarra.
Non sarà l’album dell’anno, non sarà il capolavoro di Robben Ford, ma se uno vuole ascoltare del rock blues solido e curato, è il disco adatto.
12/05/2026



