La giornalista Anna Zangerle, dal Tgr al bebè: «La forza di noi donne» – Cronaca
BOLZANO. «Si parla tanto di conciliare la famiglia col lavoro. Ma che problema c’è… dicevo…basta organizzarsi. E invece no, non basta». Anna Zangerle, 34 anni, giornalista della testata regionale Rai, ha una bimba di cinque mesi e racconta la sua esperienza a un giorno dalla festa della mamma. «Bisogna andare al di là degli stereotipi, dice. Ai colleghi ho scritto un foglietto: “Torno presto”. Pensavo di farlo a maggio. Poi la doccia fredda: ce la faccio ma dopo e anche grazie al nido. Capisco perché ogni anno in Alto Adige circa 800 donne lasciano il lavoro nei primi anni di vita del piccolo». Nell’ultima classifica di Save the Children dei territori più favorevoli alle madri, l’Alto Adige sta in testa dietro l’Emilia-Romagna. L’unico in cui la fecondità è in crescita con 1,55 figli per donna, scivola però in coda per il lavoro.
Insomma, questa è la realtà
Mi sono sentita fortissima in gravidanza, capace di tutto, come me la collega Silvia Fabbi. Ho lavorato, perché ho voluto, fino a 10 giorni prima di avere la bimba. Ai colleghi ho detto “Torno presto”. Poi la realtà. Avevo già trovato la tata per tornare prima, mi sono ricreduta. La bimba ha bisogno di me e per me lei è tutto.
Insomma quotidianità da rimodulare? La verità è che cambia qualcosa dopo la nascita di un figlio. Amore immenso e inspiegabile e anche caleidoscopio di emozioni complicate: dalla voglia di fare tutto bene ai sensi di colpa. Quando facevo i servizi sulla parità, sull’Equal Pension Day, sulla conciliabilità famiglia – lavoro, devo dire che non coglievo fino in fondo la problematica. Anche avendo il compagno o il marito più bravo del mondo – e posso dire di averlo collaborativo e presente – e anche con la rete familiare più efficiente possibile, per tante cose serve la mia presenza. Soprattutto nei primi mesi.
Questioni assolutamente pratiche
Certo. Allattare per esempio non è una questione solo organizzativa. Ci sono certamente modi per gestire le cose diversamente, ma non sempre funzionano e non sempre lo vogliamo. Tante le questioni di cui nessuno ti parla prima, che si scoprono quando, tra donne, ci si parla sinceramente. “Dimmi la verità ma il tuo dorme?” “No! Neanche il mio!” “Allatti?” “Sì, ma fa male”. “L’hai iscritto al nido?” “Sì ma che fatica e poi servono una valanga di documenti. E comunque non ci hanno ancora presi!”. Ah, finalmente un po’ di verità!
Il nido altra nota dolente. A Bolzano sono state presentate circa 450 domande. La lista di attesa effettiva è di 85 bimbi. Prima il Comune darà il posto a tutte le 47 famiglie dove i 2 genitori lavorano. Poi gli altri
E senza nido non puoi tornare a lavorare. Io stessa ho controllato per giorni le mail. Non c’era posto, poi per fortuna ho risolto. Il grande tema del ritorno al lavoro inizia a rincorrerti subito. Le possibilità sono tante ma opposte ed io sono fortunata: restare a casa pochi giorni o per sempre, più infinite vie di mezzo. Ogni scelta sembra quella giusta, ma anche sbagliata. Voglio stare con mia figlia. É un negoziato continuo con te stessa: da una parte la professione per la quale hai studiato e hai combattuto, dall’altra quel richiamo viscerale che ti vorrebbe lì, a vivere ogni minuto con il tuo bimbo.
C’è solidarietà tra donne?
Tantissima. Si scopre anche una sorta di sorellanza, qualcosa di mai provato prima. Quando ci vedete con i passeggini al parco insieme spesso stiamo solo cercando di far addormentare i bambini.
Difficile trovare il tempo per sé?
Certo, ma si trova, perché si chiede aiuto al papà o ai nonni però rispetto a prima si impara a concentrare tutto in un’ora o due.
Quale può essere un regalo per le mamme fuori dagli stereotipi?
Anche dire “ti faccio la lavatrice e tu stai con tuo figlio”. Ho amiche che hanno fatto delle cose per me. Chi mi ha aiutato per il congedo di maternità e chi mi ha fatto trovare il ragù surgelato in frigo al ritorno dall’ospedale diviso in porzioni così in 5 minuti mangiavo.
Nota finale?
Guardo a mia mamma avvocata, che ha gestito con un socio uno studio per più di 30 anni. Mi chiedo come abbia fatto. Ci ha cresciuti da sola ed eravamo in due. Mio fratello ed io. “Ce la farai anche tu”, mi dice. Deve essere vero (chiude mia nipote) perché è mia mamma e si sa le mamme non sbagliano mai.




