Ten, 13 condanne contro le nuove leve dei clan di Cutro in Emilia
Inflitte 13 condanne nel processo Ten contro le nuove leve dei clan di Cutro operanti in Emilia, pena più alta al nipote del boss Dragone
CUTRO – Il gup distrettuale di Bologna Sandro Pecorella ha disposto 13 condanne nel processo scaturito dall’inchiesta che un anno fa portò all’operazione Ten, con cui fu stroncato un tentativo di riorganizzazione della cellula ‘ndranghetista emiliana di matrice cutrese. La pena più alta, a 17 anni di reclusione, è per Giuseppe Arabia, nipote del boss Antonio Dragone, assassinato nel 2004 in un agguato in cui fu utilizzato un bazooka. Suo fratello, Salvatore Arabia, fu ucciso a Steccato di Cutro nell’agosto 2003 nell’ambito dello scontro fra le cosche Dragone e Grande Aracri. Dragone era il rivale del boss Nicolino Grande Aracri che avrebbe poi sterminato la cosca contrapposta. L’operazione fu denominata Ten perché scattà dieci anni dopo la più vasta operazione Aemilia, condotta contro la cellula emiliana della cosca capeggiata da Grande Aracri.
NUOVI EQUILIBRI
Sostanzialmente accolte le richieste della pm Antimafia Beatrice Ronchi. Arabia, secondo le risultanze della nuova inchiesta, si sarebbe allineato ai nuovi equilibri, reclutando gli affiliati rimasti in libertà del clan avverso. Dopo aver scontato una condanna per associazione mafiosa nel processo Grande Drago, si sarebbe rimesso all’opera con estorsioni, truffe e ricettazione di beni rubati a ditte di autotrasporto. Avrebbe così costituito un nuovo gruppo criminale, attivo dal 2018. Una delle specializzazioni dei clan cutresi in Emilia continua a essere quella delle frodi fiscali. Gli inquirenti hanno scoperto fatture per operazioni inesistenti per quasi due milioni di euro. Una mafia dalla vocazione imprenditoriale ma anche “militare”.
ORDINI DAL CARCERE
Sarebbe stato proprio Arabia, terminata la guerra di mafia, a intrattenere contatti con esponenti di punta della cosca Grande Aracri, anche in virtù di legami di parentela con Antonio Gualtieri, tra i plenipotenziari della filiale emiliana del clan. Le dichiarazioni dei pentiti lo descrivono come un personaggio cresciuto all’ombra del fratello ucciso, del quale avrebbe preso il posto operando in una serie di attività economiche ed esercitando una carica intimidatoria non indifferente. Avrebbe tirato le fila del clan anche quando era in carcere, fornendo direttive ai parenti durante i colloqui.
Del collegio difensivo facevano parte gli avvocati Elisabetta Beneventi, Luigi Colacino, Lorena Corasaniti, Francesco Garofalo, Mattia Fontanesi, Pietro Funaro, Teresa Iacometta, Stefano Giovanardi, Carmine Migale, Giuseppe Migale Ranieri, Simone Pellati, Giovanni Serra. Ecco tutte le decisioni del gup.
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L’ELENCO
- Giuseppe Arabia (60), di Cutro: 17 anni (20 anni).
- Giuseppe Arabia (37), nato a Crotone e residente a Reggio Emilia: 12 anni (16 anni e 8 mesi).
- Nicola Arabia (41), nato a Crotone e residente a Bibbiano (RE): 12 anni e 2 mesi (16 anni e 6 mesi).
- Nicola Arabia (39), nato a Cariati e residente a Quattro Castella (RE): 1 anno e 4 mesi (3 anni e 9 mesi).
- Salvatore Arabia (33), di Cirò Marina: 1 anno e 1 mese (3 anni e 8 mesi).
- Rosario Aracri (55), nato a Cutro e residente a Castelnovo di Sotto (RE): 4 anni e 6 mesi (6 anni e 6 mesi).
- Carmine Colacino (52), nato a Cutro e residente a Gattatico (RE): 4 anni e 5 mesi (6 anni e 6 mesi).
- Enzo Macario (53), nato in Germania e residente a Montecchio (RE): 4 anni e 2 mesi (4 anni e 4 mesi).
- Giovanni Macario (40), nato a Crotone e residente a Gattatico (RE): 3 anni (4 anni e 6 mesi).
- Maria Marino (53), di Montechiarugolo (PR): 2 anni e 6 mesi (2 anni e 10 mesi).
- Salvatore Messina (46), nato in Germania e residente a Reggio Emilia: 7 anni e 8 mesi (14 anni).
- Salvatore Spagnolo (35), di Cutro: 13 anni e 10 mesi (13 anni e 8 mesi).
- Romolo Villirillo (48), di Cutro: 4 anni (4 anni e 6 mesi).
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