Calabria

Il Vibonese nella morsa delle ’ndrine. Ma gli “anticorpi” per reagire ci sono

Che siano episodi scollegati o meno, che possano ricondursi a matrici diverse, che chi preme il grilletto sia mosso da rancori personali o dalla ’ndrangheta che prova a rialzare la testa, gli spari che stanno squarciando il silenzio delle notti vibonesi necessitano di essere analizzati con lucidità. Partendo sempre e solo dai fatti ma senza mai perdere di vista il contesto, il momento storico e l’evoluzione della geografia criminale di una città che, oggi, non sarà un’oasi di pace, ma non è nemmeno la stessa di una decina d’anni fa, quando faceva registrare un tasso di omicidi tra i più alti d’Italia.
Dalla fine di aprile alla prima decade di maggio sono avvenuti quattro episodi criminali distinti. In due casi si sono registrate intimidazioni con colpi d’arma da fuoco contro alcune auto, in un caso una gambizzazione il cui responsabile si è consegnato alle forze dell’ordine. Questi tre episodi sono avvenuti nell’hinterland e sembrerebbero riconducibili a regolamenti di conti, ma gli inquirenti ancora indagano per ricostruirne con certezza i contorni. Quello che potrebbe avere invece una matrice di natura estorsiva è il quarto fatto, ovvero il raid avvenuto la sera del 29 aprile contro saracinesche e mezzi di cinque aziende nella zona industriale.
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale


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