“A Gaza non c’è un genocidio”. La Cpi gela la sinistra mondiale
E ora come la mettiamo con la storia del genocidio? Piazze, comizi politici, violenze commesse in nome di quanto successo a Gaza, che per molti poteva avere un solo nome, appunto, quello di Genocidio. Per la prima volta dopo quasi un anno, il procuratore capo della Corte penale internazionale, Karim Khan, rompe il silenzio dopo essersi temporaneamente fatto da parte dal suo ruolo alla Corte in seguito a un’indagine delle Nazioni Unite sulle accuse di cattiva condotta sessuale mosse nei suoi confronti. Khan, infatti, ammette: non ci sono prove sufficienti per accusare i leader israeliani di genocidio a Gaza: “Sarebbe sconsiderato procedere solo per la pressione pubblica, continuiamo a indagare”, ha detto un’intervista esclusiva a Zeteo, società di media fondata dal commentatore britannico-americano Mehdi Hasan. Gli stessi politici di sinistra che considerano la Cpi come massimo ordine per la giustizia internazionale, così come le varie Francesca Albanese, allora ora dovrebbero fare mea culpa ed eliminare la parola genocidio dal loro vocabolario in riferimento ai fatti di Gaza. Ma non lo faranno, perché quell’unica narrazione cui abituato il loro pubblico non prevede alcuna scusa, errore o retromarcia. Questo in virtù del fatto che il termine genocidio hanno cominciato a usarlo già pochi giorni dopo quel maledetto 7 ottobre. Ma nessuno ricorda (o vuole ricordare) che sui social già l’8 di ottobre circolava l’hashtah “genocide”. Come se fosse stato già tutto preparato nei minimi dettagli. La propaganda contro Israele era già stata ordita, la comunicazione pianificata, gli attivisti reclutati. Hamas sapeva benissimo che dopo quel pogrom avrebbe dovuto invertire la narrazione, e sono stati abilissimi nel realizzare il loro piano. Ma, nel mondo, la sinistra ha fatto della parola genocidio il mantra per mascherare l’antisemitismo, che oggi chiamano antisionismo, perché non hanno nemmeno il coraggio di ammettere l’odio verso gli ebrei. Diversi politici europei, soprattutto appartenenti alla sinistra radicale, ai Verdi o all’area socialista, hanno usato esplicitamente il termine genocidio per descrivere le operazioni israeliane a Gaza. Tra i nomi più rilevanti c’è sicuramente Josep Borrell, ex capo della diplomazia europea ed ex presidente del Parlamento europeo. Nel maggio 2025 ha accusato apertamente Israele di stare commettendo un genocidio a Gaza, parlando anche di “più grande operazione di pulizia etnica dalla Seconda guerra mondiale”. Ma forse il premio lo vince il premier spagnolo Pedro Sánchez, lo stesso che di recente ha conferito un riconoscimento alla proPal Albanese: è stato uno dei leader europei più duri contro Israele. Nel Parlamento europeo, i leader dei gruppi Progressive Alliance of Socialists and Democrats, European Greens e The Left in the European Parliament hanno firmato una lettera ufficiale in cui si afferma che “è evidente che si sta commettendo un genocidio a Gaza”. Poi il “genocidio gate” messo in atto dall’europarlamentare di La France Insoumise, Rima Hassan, la figura per eccellenza del nuovo fronte pro Pal europeo.
Spedizioni a Gaza in nome degli aiuti umanitari, la normalizzazione dell’odio contro Israele, i convegni sull’economia del genocidio: ma nessuno ha mai fatto alcune Fotilla per denunciare che gli unici terroristi a voler apertamente distruggere una civiltà sono i tagliagole di Hamas.
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