Il secondo assaggio di “Off The Record” dei Radio Days si chiama “Flying High”

Dopo la sberla di “I Won’t Give Up“, i Radio Days tornano con il secondo assaggio di “Off The Record”: si chiama “Flying High”, ed è il brano che ha dato il via a questo nuovo viaggio.
Primo pezzo scritto durante la preparazione del disco, “Flying High” contiene già in nuce tutte le coordinate dell’album: energia, una struttura essenziale e un ritornello che si inchioda in testa al primo ascolto. È una canzone che racconta qualcuno capace di farti toccare il cielo e precipitare un attimo dopo, la classica figura che affascina proprio perché distrugge, che costruisce scale verso l’alto solo per restare a guardarle crollare. Eppure il brano non indulge mai nel rancore. Si muove invece con quella lucidità dolceamara di chi sa perfettamente che rifarebbe tutto da capo.
Musicalmente, “Flying High” traccia con decisione il nuovo corso dei Radio Days nel solco del power pop di fine anni ’70. Melodie immediate e memorabili si intrecciano a chitarre graffianti, mentre il groove shuffle della batteria spinge il pezzo in avanti con leggerezza e slancio naturale. Aleggia lo spirito di Nick Lowe ai tempi di “So It Goes”: la stessa capacità di confezionare qualcosa di luminoso e irresistibile in superficie, lasciando emergere sotto traccia un retrogusto più tagliente e malinconico.
Da oltre vent’anni i Radio Days inseguono il ritornello perfetto con ostinazione quasi artigianale, affinando melodie, stringendo le strutture e alzando continuamente l’asticella disco dopo disco. “Flying High” sembra fedele al suo titolo anche in questo: una band che continua a puntare più in alto, sospinta dalla convinzione che tre minuti di power pop possano ancora contenere tutto.
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