Paperclip Minimiser – II: L’algoritmo del dub :: Le Recensioni di OndaRock
Minimalista e crepitante, il nuovo disco di Paperclip Minimiser, all’anagrafe John Howes, è un movimento obliquo, tra toni ferrosi e ritmiche complesse. Quello di “II” è un secondo capitolo che aggiunge organicità a un approccio frattale al dub: schegge glitch, fumi ambient e manipolazioni Uk bass, con una stereofonia ipnagogica che tanto deve a Burial quanto ad Andy Stott. Un disco che nasce come antitesi diretta alla produzione elettronica contemporanea e viene rilasciato per Peak Oil, casa di Purelink e Topdown Dialectic.
Howes costruisce il suo suono su un setup hardware d’epoca, tra Nord Modular G2, Elektron Machinedrum e Monomachine, dove ogni componente è programmato per reagire agli altri, piantando una sorta di fantasma nella macchina: il dialogo interno sfugge al controllo diretto dell’autore. Tutto in presa diretta, senza sovrapposizioni né correzioni: quello che esce è definitivo.
La via madre è il dub techno, ma in una matrice algoritmica che guarda meno ai Basic Channel e più al minimalismo generativo di Kit Clayton e dell’etichetta ~scape. Il materiale risale al 2011, nato da sessioni sparse nel Nord dell’Inghilterra e rimasto inedito fino ad ora. Di una spanna inferiore all’esordio, “II” offre comunque sette soluzioni di ipnosi urbana difficili da scrollarsi di dosso.
07/05/2026




