Società

Gen Z divisa in due: il futuro è in ufficio o nei mestieri manuali?

In Italia aumenta la domanda di lavoratori qualificati in ambito tecnico, tuttavia il mercato fatica ancora a valorizzare pienamente queste professionalità. Hospitality e ristorazione, retail e logistica dipendono in modo significativo da competenze specializzate mentre persistono stereotipi che continuano ad accostare il successo ai lavori d’ufficio. Ad affrontare questo argomento è uno studio recente condotto da LinkedIn che mette in evidenza un divario tra opportunità e percezione sociale, con una Gen Z indecisa se intraprendere carriere tradizionali in scrivania o percorsi professionalizzanti in ambito tecnico: la questione però non riguarda solo l’occupazione ma anche la formazione, il riconoscimento professionale e la capacità di rendere più visibili questi ruoli.

«Oggi molte professioni tecniche soffrono di un problema di percezione: sono viste con gli occhi del passato mentre funzionano già con logiche del futuro. È come se ci fosse uno scarto tra ciò che questi lavori sono diventati e come vengono ancora immaginati. La Gen Z si trova esattamente in mezzo a questo bivio, divisa tra nuove opportunità e aspettative consolidate. Con l’impatto crescente dell’intelligenza artificiale anche questi ruoli stanno evolvendo rapidamente, richiedendo competenze sempre più ibride. Superare stereotipi e rendere queste trasformazioni più visibili è oggi la vera sfida» aggiunge in merito Marcello Albergoni, Country Manager di LinkedIn Italia.

Lo spaccato tra i giovani

Secondo l’indagine, infatti, gli appartenenti alla Gen Z si dividono equamente sulla base della loro opinione in merito al futuro del lavoro: infatti, il 49% considera valida la possibilità di intraprendere un percorso nei lavori tecnico-operativi contro il 48% che, al contrario, vede il successo nella figura del «colletto bianco», come sostenuto dai Millennials che attualmente ricoprono una fetta importante dalla forza lavoro in ambito tecnico.

A dare un peso importante sulle scelte di carriera sono ancora fattori culturali radicati. Per oltre 6 intervistati su 10 le aspettative di famiglia e della società incidono in modo significativo sull’orientamento professionale, c’è poi il 69% che preferisce porre la stabilità davanti alla passione mentre il 64% continua a vedere nei percorsi tecnico-operativi una seconda chance. Eppure qualcosa sta cambiando poiché il 70% degli intervistati ritiene che sviluppare competenze concrete sul campo possa valere quanto una laurea, segno di una crescente attenzione verso le abilità pratiche, questa convinzione però è meno diffusa tra i giovanissimi: nella Gen Z, infatti, la quota scende al 64%, probabilmente perché in questa fascia d’età tale percezione è ancora in fase di consolidamento.

L’interesse per le professioni tradizionalmente associate al «colletto blu» ovvero quelle che prevedono impiego manuale, sembra poggiare su aspettative concrete date dalla qualità del lavoro, stabilità e condizioni economiche più favorevoli. Tra gli italiani non attualmente impiegati in ruoli manuali o tecnici, il 46% indica stipendi più elevati e benefit migliori come il principale fattore di attrattività, seguono poi un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro e maggiore sicurezza occupazionale.


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