Marche

il gran finale di Garofalo (in attesa di Carloni)

ANCONA – Dai dragaggi ai traghetti, il porto non si ferma. Sono tante le partite ancora aperte e che dovranno trovare compimento entro il 30 giugno, quando scadrà il mandato da commissario di Vincenzo Garofalo, nell’attesa che si concretizzi la nomina di Mirco Carloni a presidente dell’Autorità portuale (oggi il via libera di Acquaroli, già anticipato al Corriere).

I documenti

Un calendario fitto di scadenze quello dei prossimi 50 giorni. A partire da quella più prossima, che entro sabato dovrà portare l’Authority a inviare al Ministero dell’Ambiente le integrazioni richieste lo scorso 27 aprile nell’ambito della procedura di Via/Vas del progetto del banchinamento per grandi navi da crociera del molo Clementino. La data è perentoria, al netto di richieste di proroga di cui – però – non si ha ancora notizia. Mancarla significherebbe compromettere, e non poco, l’iter di valutazione in corso al Mase, e che entro il mese di luglio dovrebbe portare al pronunciamento definitivo sulla compatibilità ambientale dell’infrastruttura. Scorrendo il dito nella colonna delle scadenze già fissate, poi, incrociamo l’11 giugno, quando si chiuderà la finestra temporale concessa alle imprese per partecipare alla gara europea per l’affidamento dei lavori di costruzione del nuovo hub crociere alla banchina 15, sotto via XXIX Settembre. Una procedura bandita dal Garofalo presidente in limine, lo scorso 27 aprile. Ovvero un giorno prima della scadenza naturale del suo mandato al vertice dell’Ap di Ancona. I lavori, da 6,4 milioni di euro, dovrebbero portare alla sostituzione dell’attuale tensostruttura. La speranza è che le pratiche per la designazione dell’impresa si concludano subito dopo, magari già entro il 30 giugno stesso. Del resto, il nuovo fabbricato sarebbe dovuto essere già pronto entro la stagione crocieristica 2027, traguardo ora slittato di un anno, a quella 2028. Altri ritardi non possiamo permetterceli. Ma ci sarebbero tutti i precedenti. Tanto per fare un esempio: i lavori per la demolizione dei fabbricati ex Tubimar, danneggiati da uno spaventoso incendio nel 2020, sono stati assegnati con atto del presidente Garofalo solamente il 22 aprile scorso, ad oltre 200 giorni dalla chiusura del bando di gara. Con un ribasso del 44%, l’onere di abbattere i capannoni incendiati è andato alla Aseco di Bergamo per 408mila euro. Sperabilmente, l’avvio dei lavori non sarà altrettanto critico.

I cantieri

Magari con qualche novità di peso anche per ciò che riguarda il destino di quell’area. Lo scorso 14 aprile, infatti, è scaduto il tempo concesso per la presentazione delle offerte degli interessati all’affidamento in concessione dei due lotti di sedime che saranno ricavati dopo la demolizione di parte dell’ex Tubimar, destinati dal Comitato di Gestione al mondo della cantieristica di lusso. Altro traguardo perentorio è quello per il completamento dei lavori per il cold ironing nelle banchine del Madracchio, finanziato con 9 milioni di euro del Pnrr. E come tutti i progetti del Piano, entro giugno vanno chiusi i lavori, pena la perdita dei fondi. Capitolo a parte per tutti gli interventi che ormai si sono persi per strada, che hanno mancato clamorosamente la loro deadline e che si spera troveranno compimento prima dell’addio di Garofalo. Tra tutti, parliamo dell’atteso bando per l’affidamento in concessione delle banchine 19, 20 e 21 per lo spostamento dei traghetti extra Schengen dalla banchina 8, sotto al Guasco. Doveva uscire a gennaio, ancora aleggia il mistero. Parlando di dragaggi, con il blocco di 100 milioni da parte del Mef possiamo scordarci quelli dalle banchine 19 alla 26. Per ora dovremo accontentarci di una pulizia del fondale della banchina 22 dalla sabbia, finanziata dalla Regione, e il cui affidamento dei lavori è ancora in corso.




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