Roma, una casa in mezzo alla piazza per denunciare gli affitti brevi: flash mob a Termini
Una stanza senza mura, ma con tutti gli elementi di una casa: un letto rifatto, un tavolo apparecchiato, un comodino e una valigia pronta a partire.
È questa la provocazione messa in scena sabato 9 maggio in piazza del Planetario, a pochi passi dalla stazione Termini, da una rete di associazioni sociali e sindacali che hanno voluto attirare l’attenzione sulla crisi abitativa nella Capitale.
Un’installazione simbolica
La “casa all’aperto” ha attirato l’attenzione dei passanti e dei turisti, ma soprattutto dei cittadini che vedono la città cambiare giorno dopo giorno.
L’iniziativa vuole rappresentare in modo visibile il fenomeno che le organizzazioni definiscono “sfratto dei residenti”: il proliferare incontrollato degli affitti brevi, che trasforma quartieri storici in dormitori temporanei per turisti, svuotando progressivamente Roma dei suoi abitanti.
“L’espansione di questo mercato sta rendendo inaccessibile la città a chi ci vive tutto l’anno”, spiegano gli organizzatori in una nota congiunta. “Studenti, famiglie e lavoratori sono costretti a fare i conti con affitti proibitivi, mentre la rendita immobiliare speculativa non guarda in faccia nessuno”.
Il cuore turistico della protesta
La scelta di piazza del Planetario non è casuale: la zona è strategica, tra la stazione Termini e il cuore turistico della città. Qui il contrasto tra viavai di turisti e difficoltà dei residenti diventa tangibile.
A terra, accanto agli arredi domestici, sono stati collocati sacchi di rifiuti, simbolo del degrado e della discontinuità urbana che accompagna la trasformazione dei quartieri in aree destinate quasi esclusivamente all’ospitalità temporanea.
Il messaggio alle istituzioni
Il flash mob è anche un appello alle istituzioni: servono interventi concreti per regolare le piattaforme di affitti brevi e promuovere politiche abitative efficaci.
Le realtà sociali chiedono di tutelare il diritto alla casa, evitando che il centro di Roma diventi un contenitore vuoto, privo di vita quotidiana e di comunità residente.
“Roma rischia di perdere la sua anima”, sottolineano i promotori. “È urgente ripensare le regole del mercato immobiliare, proteggere chi vive e lavora nella città e restituire ai quartieri la loro funzione sociale e abitativa”.
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