PS5 vendite crollano del 46%: i dati fiscali di Sony 2025
Sony ha appena comunicato i risultati del suo quarto trimestre fiscale e i numeri per PS5 fanno discutere: solo 1,5 milioni di console vendute, con un crollo del 46% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Per capire la portata del tutto, basta guardare il dato annuale: nell’intero anno fiscale 2025 Sony ha venduto 16 milioni di PS5, contro i 18,5 milioni dell’anno precedente.
Le cause sono abbastanza chiare, e Sony stessa non le nasconde. Nell’ultimo anno la casa giapponese ha alzato il prezzo di PS5 due volte, portando il modello base da 499,99 a 649,99 dollari. Ufficialmente la colpa è della crisi globale delle memorie e delle pressioni economiche internazionali: componenti più cari, margini sotto pressione, prezzi al consumatore inevitabilmente in salita.
La situazione non sembra destinata a migliorare in fretta. Sony ha già avvertito che le vendite hardware del prossimo anno dipenderanno dalla quantità di memorie acquistabili a prezzi ragionevoli, e prevede un calo del 6% nei ricavi gaming.
Non è un problema solo di Sony: Microsoft ha registrato un crollo del 33% nei ricavi hardware Xbox, e Nintendo ha già annunciato un aumento di prezzo per Switch 2 a partire da settembre, prevedendo anch’essa un calo delle vendite. Il mercato hardware è in difficoltà strutturale, non si tratta di un caso isolato.
Vale la pena ricordare che la crisi delle memorie colpisce l’intero settore tech: ne abbiamo parlato anche in relazione agli smartphone, con prezzi in salita su tutta la fascia, e persino con casi estremi come AYANEO costretta a sospendere le vendite della sua console proprio per i costi dei componenti.
A complicare ulteriormente il quadro, Sony ha dovuto registrare una svalutazione da 765 milioni di dollari su Bungie, lo studio acquisito nel 2022 per 3,6 miliardi di dollari. Da allora Bungie ha attraversato licenziamenti pesanti, il rinvio del gioco Marathon dopo feedback negativi in fase alpha, e una controversia legale per l’uso non autorizzato di materiale artistico.
Un investimento che, almeno per ora, non sta rendendo quanto sperato.
Il quadro complessivo è quello di un’industria console sotto pressione da più fronti contemporaneamente: costi di produzione in salita, prezzi al consumatore sempre meno sostenibili e un ciclo generazionale che fatica a trovare lo slancio dei predecessori. Difficile dire quando si uscirà da questo tunnel, ma è lecito chiedersi se PS6 arriverà in un momento di mercato più favorevole o se la crisi delle memorie sarà ancora lì ad aspettarla.
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