>>>ANSA/Sponda dell’Ue a Roma, ‘in autunno potrebbe uscire dalla procedura’ – Altre news
(di Michele Esposito)
Da qui a fine anno, sul fronte
dei conti pubblici, i giochi non sono ancora chiusi. E l’ultima
manovra del governo di Giorgia Meloni prima delle elezioni
potrebbe essere meno austera del previsto. Dall’Ue, infatti,
potrebbe arrivare un inaspettato assist all’esecutivo. Se i dati
del Pil e del deficit italiano, a settembre, subissero delle
rivalutazioni in positivo la Commissione potrebbe rivedere le
sue conclusioni sull’Italia, decretando l’uscita dalla procedura
d’infrazione. “Teoricamente è possibile”, ha spiegato a La
Stampa il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis, rivelando
che, a margine dell’Ecofin di inizio settimana, il ministro
Giancarlo Giorgetti “ha detto che potrebbero esserci alcune
rivalutazioni” dei dati Eurostat “in autunno, alla luce dei
numeri definitivi del Superbonus. E quindi potrebbero esserci
degli sviluppi”.
Al momento il deficit dell’Italia si è attestato al 3,1%,
sopra quindi la soglia del 3% L’Italia, come verrà certificato
dalla Commissione nelle previsioni economiche di primavera del 3
giugno, resta quindi sotto procedura. Ma In Italia, negli ultimi
anni i dati non sono stati sempre stabili. Ad esempio,
l’intrecciarsi degli effetti del Covid e del Superbonus, sin dal
2020, è stato fonte di non linearità dei dati macroeconomici nel
corso dell’anno solare. A determinare un sinora teorico
riconteggio in positivo del deficit/Pil potrebbero essere i dati
relativi al Superbonus, e in particolare quello su cui pesa il
numero delle truffe e quello legato alle contabilizzazioni in
ritardo. Con un appendice: nel rapporto tra deficit e Pil, è più
facile evitare lo sforamento del 3% ottenendo meno deficit,
piuttosto che operando sul Pil, che in questo caso dovrebbe
subire un balzo sostanziale del quale al momento non si vedono
le premesse.
Il momento della verità, per questa eventuale rivalutazione,
sarà l’inizio dell’autunno. A fine settembre è prevista la
seconda Notifica a Eurostat che copre gli stessi anni già
trasmessi ad aprile. I dati saranno pubblicati dall’Istat il 22
settembre, anche per consentire ai documenti programmatici di
finanza pubblica di tener conto degli aggiornamenti dei Conti, e
inviati a Eurostat entro la scadenza del 30 settembre. In questo
secondo release, per l’anno T-1, sono integrate nei Conti le
informazioni di base, fornite prevalentemente dal Mef, che nel
frattempo si sono consolidate, come ad esempio il bilancio dello
Stato parificato dalla Corte dei Conti. La procedura di
trasmissione dei dati a Eurostat e di verifica nell’ambito della
Notifica segue, anche in questa seconda fase, modalità e
tempistiche analoghe a quelle della Notifica di aprile. Il
periodo dedicato alle clarifications si svolge nelle prime tre
settimane di ottobre, con la successiva diffusione dei dati
validati tra il 21 e il 22 ottobre di ogni anno,
contemporaneamente sul sito di Eurostat e su quello dell’Istat.
“Ciò che è importante sono i dati presentati dalle autorità
italiane. Se ci fosse una modifica nei dati, ad esempio se
venissero rivisti, allora la Commissione giungerebbe a
conclusioni diverse”, ha spiegato un portavoce della Commissione
interpellato sulle parole di Dombrovskis. L’apertura dell’Ue,
insomma, c’è ed è di certo inconsunta. L’input, come sempre è
politico. Le richieste dell’Italia di scorporare le spese per
l’energia dal computo del deficit hanno trovato un muro, a
Palazzo Berlaymont. Più negoziabile è invece apparsa la proposta
italiana di usare una parte della clausola di salvaguardia per
la difesa. Ed in questo senso, il rientro del Paese nella soglia
del 3% sarebbe molto importante. Sulla ricetta anti-crisi,
invece, il mantra della Commissione non cambia: le misure devono
essere temporanee, limitate e non portare a un aumento della
domanda di combustibili fossili.
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