Economia

‘Subscription-ghosting’, gli italiani pagano 1,7 miliardi all’anno per abbonamenti che non usano


Italiani, popolo di smemorati. E di spreconi. Vittime del cosiddetto ‘subscription-ghosting’ (letteralmente ‘ghosting degli abbonamenti’), tendiamo a pagare servizi che non utilizziamo più. Una sorta di ‘tassa sulla dimenticanza’, con un gettito annuo di almeno 1,7 miliardi di euro. A stimarlo un’indagine realizzata da Dynata insieme alla banca digitale Revolut che ha coinvolto un campione rappresentativo di mille maggiorenni italiani. Ad ammettere di pagare regolarmente abbonamenti ormai inutilizzati ma mai disdettati è il 50% del campione per un ammontare complessivo mensile di oltre 140 milioni di euro.

Gli ‘sprechi’ vanno da 5 a 10 euro al mese nel 18% dei casi, fino a 15 euro nel 10% e oltre i 20 euro nel 3%. Le motivazioni addotte, a loro volta, vanno dalla convinzione che il servizio possa tornare utile (26% dei rispondenti) alla dimenticanza (17%), dall’esiguità del canone (15%) alle difficoltà tecniche (11%). Il 36% del campione, peraltro, non è in grado di indicare un motivo preciso. “Che sia per smemoratezza o per la pigrizia di affrontare procedure di cancellazione talvolta ritenute eccessivamente complesse, milioni di euro vengono dilapidati ogni giorno – commenta Ignacio Zunzunegui, head of growth Southern Europe e Latin America – Nonostante lo spreco, la spesa per abbonamenti rimane comunque una voce importante del budget degli italiani”.

La ricerca mostra che l’88% degli abitanti del Bel Paese ha almeno un abbonamento attivo, il 45% ne ha due, il 35% tra 3 e 5, l’8% più di 6. Il 16% degli intervistati, inoltre, spende oltre 100 euro al mese in pagamenti ricorrenti mentre il 36% si attesta tra i 20 e i 50 euro. Tra i servizi più gettonati figurano streaming, telefonia, gaming & cloud e l’immancabile fitness & wellness. In vista della prova costume.


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