‘Remigrate nelle fogne’: a Perugia, presidio antifascista contro il convegno sulla ‘remigrazione’

di Elle Biscarini
Circa 150 manifestanti si sono ritrovati giovedì sera davanti al Plaza Hotel di via Palermo a Perugia per protestare contro il convegno organizzato dal ‘Comitato Remigrazione e Riconquista’, sigla fondata da CasaPound, Veneto Fronte Skinheads, Rete dei Patrioti e Brescia ai Bresciani. Nei giorni scorsi, la scelta dell’hotel di ospitare la conferenza aveva generato una ondata di recensioni negative su TripAdvisor, poi bloccate o filtrate dalla piattaforma, che ha infine sospeso la pubblicazione di nuove recensioni. Il presidio è stato organizzato dal collettivo ‘All eyes on Palestine’ al quale si sono aggiunte altre realtà sociali perugine, collettivi, gruppi autorganizzati e cittadini non affiliati.
Il Comitato Remigrazione nasce su iniziativa di quattro realtà di estrema destra, accomunate – si legge nel loro sito – «dalla ferma volontà di tradurre in azione concreta la proposta programmatica sulla remigrazione e di porre un argine deciso e inequivocabile all’immigrazione incontrollata, fenomeno che minaccia la coesione sociale e la sopravvivenza stessa dei popoli europei». Al convegno intitolato ‘Remigrazione, analisi dei profili normativi di una proposta possibile’, hanno partecipato anche l’avvocato perugino Simone Pillon, già senatore della Lega, il parlamentare leghista Domenico Furgiuele e Luca Marsella, presidente del Comitato. La scelta di uno spazio privato per ospitare l’evento è dovuta al regolamento comunale che dal 2025 stabilisce l’impossibilità di concedere sale comunali a chi non rispetta i «valori democratici derivanti dalla Costituzione fondata sull’antifascismo».
Ma è il termine ‘remigrazione’ il bersaglio principale delle critiche dei manifestanti, che lo definiscono un «invito alla deportazione, centri di detenzione, esili forzati, internamento». In una nota, gli organizzatori del presidio richiamano il rapporto del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa del dicembre 2025, che ha denunciato nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) italiani, trattamenti inumani, uso eccessivo della forza e somministrazione di terapie farmacologiche senza diagnosi. Secondo diversi studi, infatti, oltre il 70 per cento dei reclusi nei Cpr riceverebbe psicofarmaci senza una diagnosi reale.
«È del tutto privo di senso – spiegano i manifestanti in un comunicato – affermare che la miseria delle nostre vite sia imputabile a persone che lasciano i loro Paesi di origine mosse da povertà, guerre, crisi climatica. Devia l’attenzione dalle ragioni strutturali del malessere e ci offre un comodo capro espiatorio».
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