Italia Nostra diffida il Comune di Vasto

Una falda contaminata a pochi metri dal torrente Lebba e dal mare Adriatico e una diffida formale contro il Comune di Vasto per la mancata attivazione delle procedure previste dalla legge. È quanto denuncia Italia Nostra del Vastese in merito alla situazione dell’area Eco Fox srl, in via Osca.
Secondo quanto riportato dall’associazione, dal 20 aprile 2025 il sito è stato ufficialmente classificato come “sito contaminato” in seguito al “Report Analisi di rischio sanitario ambientale” elaborato da AECOM Italia nell’ambito della procedura di caratterizzazione ambientale.
Nel documento vengono segnalate “non conformità in falda” per la presenza di sostanze come solfati, alluminio, arsenico, nichel, piombo e alcuni composti organo-alogenati. Gli inquinanti, viene precisato nel report, “non sono riconducibili alle attività produttive dello stabilimento”.
Italia Nostra sottolinea però che il superamento delle Concentrazioni soglia di rischio configurerebbe comunque “l’obbligo giuridico, attuale e non differibile” di avviare la procedura di bonifica da parte del Comune competente, come previsto dall’articolo 250 del Testo unico ambientale.
L’associazione evidenzia inoltre la vicinanza dell’impianto al torrente Lebba e alla costa: circa 20 metri dal corso d’acqua e meno di 20 dal mare. Una situazione che, secondo Italia Nostra, rende “quantomeno verosimile” il collegamento tra la falda contaminata, le acque superficiali e l’ambiente marino.
Nel mirino finisce anche la mancata adozione della procedura di messa in sicurezza d’emergenza (Mise), prevista dagli articoli 240 e 242 del Testo unico ambientale.
“È ben noto che nel tratto di mare in questione vige da tempo un divieto permanente di balneazione per la presenza di inquinamento microbiologico”, si legge nella nota. “Qui però si pone un problema di inquinamento chimico, che per l’ambiente marino potrebbe avere conseguenze persino più gravi”.
Per questo Italia Nostra del Vastese ha trasmesso una diffida al Comune di Vasto, all’Arpa Abruzzo, alla Asl e, per conoscenza, alla Regione Abruzzo, alle Capitanerie di porto e alla Procura della Repubblica.
Tre i profili contestati dall’associazione: “la mancata attivazione di adeguate misure di messa in sicurezza d’emergenza”, “l’inerzia nella gestione di un rischio ambientale attuale e potenzialmente diffusivo” e “la mancata attivazione formale della procedura di bonifica prevista dal Testo unico ambientale”.
Le amministrazioni coinvolte sono state invitate a intervenire entro 30 giorni. In assenza di riscontri, Italia Nostra annuncia la possibilità di ulteriori iniziative “in sede amministrativa e giudiziaria”, anche in relazione a un eventuale danno ambientale legato alla propagazione della contaminazione verso il torrente Lebba e il mare Adriatico.
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