La denuncia di Msf: «A Gaza condizioni indescrivibili»
Rami Atta è un infermiere di Medici senza frontiere. È palestinese e coordina i lavori dei due centri di assistenza sanitaria di base per Medici senza frontiere nella Striscia di Gaza come responsabile delle attività infermieristiche.
«Non sono solo un operatore umanitario, sono anche un palestinese di Gaza. Vivo cioè quello che ogni altra persona qui nella Striscia sta vivendo e allo stesso tempo cerco di prendermi cura della loro salute», dice. Aggiunge che quello che deve portare sulle sue spalle è un doppio fardello, riferendosi alla quotidianità in cui, finite le cure, deve rientrare. Un vivere, spiega, senza dignità né privacy. «Le persone vivono stipate in tende e campi sovraffollati, non c’è spazio sufficiente».
Col caldo sta crescendo il diffondersi di malattie collegate a insetti e parassiti. «Le temperature elevate e il vivere ammassati sta facendo proliferare pulci, zecche e pidocchi. Ma sono soprattutto i ratti a farci paura» – racconta Rami -. Abbiamo sempre più casi di bambini morsi da topi». Secondo l’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, a metà aprile i topi erano frequentemente visibili in 1.326 dei 1.644 siti valutati a Gaza, l’81%. Tanto che Israele ha concesso l’entrata di mille trappole. A Rafah e Khan Yunis, dove si ammassano gli sfollati, l’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari ha organizzato decine di disinfestazioni. Ma la situazione è ormai fuori controllo.
«Stiamo vedendo, malattie della pelle che non avevamo mai visto prima. Infezioni ectoparassitarie e malattie trasmesse dai topi come la leptospirosi. Purtroppo questa è la nostra nuova normalità», commenta amaramente Rami. Una fotografia che coincide con i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, che parla di circa 17mila infezioni da ectoparassiti (pidocchi, pulci e zecche) nei primi quattro mesi del 2026.
Un’emergenza sanitaria collegata anche allo scarso ingresso di medicinali e prodotti per l’igiene. «I prodotti classificati come dual use dall’Idf, tra cui prodotti per l’igiene, per avere acqua pulita e strumenti per lo smaltimento delle acque reflue, sono completamente assenti. L’acqua scarseggia. E ora stiamo finendo il carburante. Senza veicoli, non possiamo raggiungere i nostri pazienti». Una concatenazione di eventi che, spiega Rami, rende la situazione ormai oltre il catastrofico.
I dati di Medici senza frontiere parlano di incremento di casi di malnutrizione ancora adesso, nonostante la tregua. Secondo l’ong, tra giugno 2025 e gennaio 2026 il 90% dei bambini generati da madri malnutrite è nato prematuro e l’84% presentava un basso peso alla nascita.
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