“La B un patrimonio per la città. Vincere da ds è più gratificante”. L’intervista
È arrivato ad Arezzo per la prima volta nell’estate 2005, quando il Cavallino militava proprio nella serie cadetta che pochi giorni fa ha riconquistato dopo 19 anni. Allora fu una breve parentesi di sei mesi, lui era agli inizi della sua carriera da calciatore che poi lo avrebbe portato a calcare i campi di B e C per oltre 600 volte in carriera.
È tornato a vestire l’amaranto 12 anni dopo e da allora quei colori sono diventati una seconda pelle per Aniello Cutolo. Sei stagioni da calciatore in cui ha vissuto da protagonista la “battaglia totale” del 2018, la semifinale playoff col Pisa del 2019 e la dolorosa retrocessione nei dilettanti, con la fascia di capitano al braccio, nel 2021. Alla fine dell’anno successivo la scelta di appendere gli scarpini al chiodo (173 presenze e 45 gol col Cavallino, 6° miglior marcatore di sempre) e l’opportunità di iniziare il percorso da dirigente sportivo sempre nel club del presidente Guglielmo Manzo. Prima al fianco di Paolo Giovannini, con il quale ha costruito la squadra che nel 2023 si è ripresa il professionismo, e poi nell’ultimo biennio come ds in prima persona della società.
Classe 1982, 43 anni da compiere il prossimo 19 maggio, Cutolo si è tolto la soddisfazione di conquistare da dirigente la prima promozione della sua carriera (non c’era mai riuscito da atleta) pochi giorni fa, e ce lo ha raccontato.
Direttore, che emozioni ha vissuto domenica 26 aprile, il giorno della vittoria del campionato?
È stata un’emozione grandissima, non riesco a nemmeno a quantificarla. Ormai sono dieci anni che vivo qui e la metà di quest’ultimo ventennio è stato contraddistinto da ingiustizie, fallimenti ma anche di momenti belli, e io ho condiviso tanto di tutto questo. La città non ha mai fatto mancare il proprio supporto, l’ho vista prima in campo da giocatore e da quattro anni come dirigente. Quello a cui ho assistito domenica è stato bellissimo, una gioia immensa difficile da spiegare a parole. Probabilmente realizzeremo pienamente solo quando andremo in vacanza.
È un successo che non è frutto del caso, bensì del lavoro di una proprietà seria e di una persona come il presidente Manzo che è stato lungimirante; anche nei momenti difficili ha sempre avuto questa grande voglia di far crescere questo club e oggi stiamo raccogliendo i frutti di un lavoro quotidiano importante”.
Che effetto le fa vivere questa promozione da colui che questa rosa l’ha costruita?
In tutta onestà, la mia è stata una bella carriera da calciatore però non avevo mai vinto un campionato. Il fatto di cambiare veste e conquistare questo risultato è qualcosa di bellissimo. A mio avviso è ancora più gratificante e mi inorgoglisce perché scegliere e costruire una rosa non è mai facile; bisogna stare attenti al minimo dettaglio. Questo gruppo di ragazzi è dotato di grandi valori morali ancor prima che tecnici. Se non ci sono alla base queste qualità umane diventa difficile raggiungere certi traguardi e questo mi gratifica tantissimo”.
In un’intervista il presidente Manzo l’ha definita “un dirigente in campo” quando era calciatore.
Ho sempre pensato e mi è sempre piaciuto iniziare un nuovo percorso dirigenziale da direttore sportivo. Nella mia carriera ho avuto la fortuna di avere dirigenti importanti e questo ruolo mi affascinava. Sono sempre stato curioso di andare a scoprire e vedere giocatori. Grazie al presidente ho avuto l’opportunità di cominciare qui ad Arezzo non appena avevo smesso di giocare. Con lui ci confrontiamo su tutto e di tutto. Quanto raggiunto è un grande risultato ma non mi voglio fermare qua. Sono una persona ambiziosa che cerca di crescere nella sua quotidianità”.
Quanto è stato sofferta la decisione di esonerare mister Troise a febbraio 2025?
“È stato probabilmente il momento più difficile da quando ricopro questa posizione ma è stata una di quelle scelte, condivisa con il presidente, che fa parte del calcio. È stata la prima volta che ho preso una decisione del genere ma in quel momento serviva un cambio, una scossa. Ci tengo a fare i complimenti al mister per la sua stagione a Lumezzane, dove ha fatto un grandissimo lavoro”.
Riguardo a mister Bucchi, c’è un pregio in particolare che gli riconosce?
“Come detto tante volte anche dal presidente, quando l’abbiamo chiamato gli abbiamo subito mostrato qual era il nostro progetto per dargli una visione più ampia possibile. Sicuramente lui ha avuto un impatto eccezionale, è una bravissima persona dal punto di vista umano e a mio avviso un ottimo allenatore. Ha avuto una carriera un po’ particolare con esperienze in tutte le categorie (in serie A a 39 anni, nda) e alcune annate molto difficili. L’Arezzo è arrivato probabilmente al momento giusto per lui, è scattata subito la scintilla per iniziare un nuovo ciclo e ha fatto quello che ci eravamo prefissati. Abbiamo sempre detto di voler vincere ma poi non è mai facile realizzare l’obiettivo”.
Nella settimana di Arezzo-Livorno ha mai temuto che il campionato potesse sfuggire di mano?
“Sembrerà scontato dirlo adesso ma sinceramente non ho mai avuto dubbi sui ragazzi e lo staff. Li ho sempre visti allenare nella loro quotidianità e nessuno ha mai abbassato la guardia. Ci sono inevitabilmente dei momenti di flessione durante il campionato ma ne abbiamo avuti pochissimi, forse solo nell’ultimo mese. Alla fine molte partite si sporcano e sono state condizionate dagli episodi. Ho sempre avuto grande fiducia in loro e questo gruppo: quando è stato messo di fronte all’obbligo di fare un solo risultato, ha sempre risposto alla grande, a conferma dei loro valori”.
Guardando al futuro, la serie B che categoria è?
“È una categoria difficile ed equilibrata, non a caso quest’anno qualche verdetto si è verificato alla penultima giornata. È un campionato che non ti aspetta, è spregiudicato. Può succedere di tutto e capita che società di blasone con grandi ambizioni non riescano a rispettare le aspettative e addirittura possano trovarsi a lottare per non retrocedere. Noi cercheremo di approcciarlo nel modo giusto, facendo tutte le valutazioni del caso per presentarci nelle migliori condizioni. La serie B è un patrimonio per questa città e per questa società”.
Ci sono calciatori della rosa che considera incedibili?
“Il calcio ci insegna che di fronte a certe offerte, è necessario che vengano valutate tutte. Al di là del mercato che andremo a fare, cercheremo di fare una prima valutazione nel dettaglio con i ragazzi di questo gruppo”.
Parallelamente al campionato vinto è stato completato l’iter burocratico del progetto stadio.
“Rappresenta un’altra grandissima intuizione e vittoria di questa società. Sappiamo quanto sia difficile in Italia avere il proprio stadio di proprietà; il fatto che l’Arezzo sia diventata la settima in tutto il Paese significa tanto; cambia un po’ la storia anche di questa città perché sono asset che generano ricavi. Il presidente è partito da lontano investendo nelle infrastrutture, e sta completando un percorso per far sì che l’Arezzo sia sostenibile e duri negli anni”.
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