Economia

A Leonardo comincia l’era Mariani. La missione è accelerare lo sviluppo


MILANO – Roberto Cingolani ha svolto «un grandissimo lavoro» in Leonardo, mentre con il suo successore Lorenzo Mariani «inizia un percorso che ha la responsabilità di continuare su questa strada con l’obiettivo di diventare ancora più competitivi, ancora più veloci e ancora più reattivi». Il ministro della Difesa Guido Crosetto sceglie la via ecumenica per il cambio della guardia nel principale gruppo italiano degli armamenti.

Ma in quelle poche righe pubblicate su X c’è anche il senso del cambio al vertice: meno il fisico prestato all’industria e più l’uomo cresciuto dentro l’industria stessa. Meno il manager chiamato a reinventare Leonardo, più il tecnico-commerciale che deve accelerarne la corsa.

Mariani, 61 anni, romano, ingegnere elettronico, a cui il cda di Leonardo ha attribuito ieri le deleghe (accanto a lui, come condirettore generale Gian Piero Cutillo, che era un altro dei candidati al vertice) è infatti il più classico dei “prodotti interni” della vecchia Finmeccanica. Da trentaquattro anni attraversa tutte le trasformazioni del gruppo: radar, elettronica, sistemi navali, export, missili, joint venture europee. Ha iniziato nei primi anni Novanta in Alenia Marconi Systems, dopo la laurea alla Sapienza e un periodo come ufficiale di Marina. Poi il passaggio a Mbda, il consorzio europeo dei missili, quindi il ritorno nel cuore di Leonardo come condirettore generale accanto a Cingolani, fino alla responsabilità dell’elettronica per la difesa terrestre e navale, e poi di nuovo alla guida di Mbda in Italia.

Per capire il suo approccio, ha raccontato Gianluca Di Feo su Repubblica ad aprile, basta guardare al sito Mbda del Fusaro, vicino Napoli, dove vengono prodotti i “seeker” degli Aster 30, gli intercettori terra-aria europei. È lì che Mariani, quando guidava la componente italiana del gruppo missilistico, decise di anticipare la crisi delle catene di fornitura installando produzione interna di microchip e ampliando le linee produttive prima ancora dell’esplosione della domanda seguita all’invasione russa dell’Ucraina. Non inseguire il mercato, insomma, ma arrivarci prima.

È anche per questo che molti osservatori leggono la sua nomina come una scelta di continuità industriale, pur dentro una successione che ha inevitabilmente un peso politico. Lo sguardo è inevitabilmente puntato sui molti progetti lanciati o spinti da Cingolani nei suoi tre anni: il Michelangelo Dome per la difesa aerea europea – e le conseguenti tensioni con gli Usa – la crescita nell’elettronica militare, l’intelligenza artificiale, la cybersicurezza, il caccia Tempest con Londra e Tokyo e le joint venture con Rheinmetall sui mezzi terrestri, con Baykar sui droni e con Airbus e Thales nello spazio.

Molti di questi capitoli, del resto, sono stati scritti anche con la collaborazione di Mariani, e dunque ridurre il nuovo ad a una semplice figura di equilibrio politico sarebbe fuorviante. Le sue dichiarazioni pubbliche raccontano piuttosto la convinzione che l’industria europea della difesa possa sopravvivere solo mettendo insieme massa critica, tecnologie e tempi di sviluppo. Il tutto, ovviamente, con la variabile esogena di una pressione geopolitica che rende ogni cosa più urgente e più difficile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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