Cultura

James Cameron rifà Alien, ma la nuova versione è un vero azzardo

Ci sono film che Hollywood dovrebbe lasciare in pace, custodendoli come reliquie intoccabili della cultura pop.

Poi c’è James Cameron, che guarda uno di quei capolavori, sorride e pensa probabilmente: “Sì, ma immaginatevelo in 3D”. Ed eccoci qui.

Alien in 3D?

A quasi quarant’anni dall’uscita di Aliens, il sequel che nel 1986 prese l’horror claustrofobico di Alien e lo trasformò in una guerra spaziale sporca, feroce e incredibilmente moderna, James Cameron starebbe seriamente valutando una conversione completa del film in 3D. Non un remake. Non un reboot. Peggio, per alcuni puristi: una “reinterpretazione immersiva”.

La notizia ha già iniziato a dividere il pubblico come succede ogni volta che Hollywood osa toccare un classico. E in fondo era inevitabile. Perché Aliens non è semplicemente un sequel riuscito. È probabilmente il sequel perfetto.

Cameron non vuole migliorare Aliens: vuole farcelo rivedere da capo

La cosa più interessante, però, è capire cosa stia davvero cercando di fare Cameron. Da anni il regista di Avatar tratta il 3D non come semplice effetto speciale da luna park, ma come linguaggio cinematografico autonomo. Per lui la profondità dell’immagine non è decorazione. È immersione narrativa.

Il problema è che questa teoria, spesso, ha prodotto risultati molto discutibili quando applicata ai film del passato.

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Basta pronunciare l’espressione “conversione in 3D” davanti a un cinefilo sopra i trent’anni per vedere comparire lo stesso sguardo terrorizzato che Ripley riserva agli xenomorfi. Eppure Cameron, bisogna ammetterlo, non è mai stato uno che improvvisa.

Se oggi sta pensando di rimettere mano a Aliens, è perché ritiene che la tecnologia finalmente permetta qualcosa che negli anni Novanta o Duemila sarebbe stato soltanto un esperimento goffo e inutilmente aggressivo.

Aliens è ancora oggi un film che umilia metà del cinema action moderno

La verità è che Aliens continua a sembrare scandalosamente vivo. Rivederlo oggi significa assistere a una lezione di regia che il cinema blockbuster contemporaneo sembra aver dimenticato. Cameron costruisce tensione con una precisione quasi chirurgica. Ogni corridoio è una trappola. Ogni allarme sonoro sembra arrivare direttamente dallo stomaco dello spettatore.

E poi c’è Sigourney Weaver.

Il suo personaggio, Ellen Ripley, resta uno dei più devastanti protagonisti della fantascienza moderna. Non perché sia “forte” nel senso superficiale con cui Hollywood usa oggi la parola, ma perché appare continuamente vulnerabile, terrorizzata, esausta eppure incapace di smettere di combattere.

Il cinema contemporaneo continua a creare eroi invincibili. Ripley invece sanguina, sbaglia, urla e sopravvive. Ed è proprio questo che la rende immortale.

Il vero rischio non è il 3D: è l’ossessione moderna per la nostalgia

Dietro questa operazione si nasconde anche qualcosa di più grande del semplice restauro tecnologico.

Hollywood sta vivendo una fase quasi patologica di rianimazione continua del proprio passato. Ogni classico deve tornare. Ogni franchise deve essere “riattivato”. Ogni icona va riconvertita, aggiornata, rilanciata o espansa. E Cameron, paradossalmente, è uno dei pochi registi che almeno possiede il diritto morale di farlo.

Perché a differenza di tanti studi che spremono franchise come limoni industriali, lui quei mondi li ha costruiti davvero. Il punto è capire se Aliens abbia bisogno di tutto questo.

Forse il film perfetto non dovrebbe essere “migliorato”

C’è qualcosa di ironico nel fatto che Cameron voglia applicare la tecnologia più avanzata possibile a un film che funziona ancora magnificamente proprio grazie alla sua fisicità anni Ottanta.

Le miniature, il fumo, le luci sporche, gli animatronics, i set industriali. Aliens possiede una materia concreta che gran parte della fantascienza moderna ultra-digitale ha completamente perso. Eppure l’idea affascina.

Perché se esiste una persona capace di trasformare un’operazione potenzialmente sacrilega in un evento cinematografico reale, quella persona è probabilmente James Cameron. Lo stesso uomo che per anni si è sentito dire che il 3D fosse morto, salvo poi incassare miliardi dimostrando il contrario.

Il paradosso è tutto qui: nessuno vuole davvero vedere Aliens cambiato. Ma quasi tutti, sotto sotto, sono curiosi di capire cosa succederebbe se Cameron ci riprovasse davvero.

Foto copertina: 20th Century Fox


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