Friuli Venezia Giulia

No al mattatoio a Prosecco

6 maggio 2026 – ore 12:30 – A quasi due mesi dal voto quasi unanime in Consiglio comunale di Trieste per acquistare, da parte del Comune, l’immobile dell’ex macello di Prosecco, diverse associazioni regionali si sono movimentate per denunciare la sua riapertura. Tra i vari motivi, emerge in prima linea il finanziamento regionale di 400mila euro per l’acquisizione dello stabilimento. Il 1° aprile sul sito change.org è stata lanciata una petizione, che oggi ha superato le 2000 firme: complice la diffusione sui social, soprattutto da parte delle persone che abitano le aree limitrofe all’impianto. A queste firme si aggiungono quelle raccolte con la campagna sul campo. In queste settimane in alcuni locali di Trieste, Opicina e Prosecco stanno girando dei fogli per raccogliere le firme. Mercoledì 29 aprile invece i promotori dell’iniziativa hanno allestito un banchetto in Piazza Cavana.

Al momento in Friuli Venezia Giulia l’unica struttura operativa per la macellazione dei suini è l’impianto di Cordenons. A dicembre 2025 è stato chiuso, per lavori di adeguamento strutturale, il mattatoio di Cormons, sede a cui si rivolgevano gli allevatori del Carso triestino, isontino e della bassa friulana. Per questo motivo il Comune di Trieste e la Regione parlano della riapertura del macello come una necessità per il territorio: negli ultimi mesi si sono registrati aumenti nel costo delle attività, delle lavorazioni delle carni e dei trasporti.

Le associazioni promotrici e i cittadini firmatari invece chiedono al Comune di rinunciare al progetto, e i motivi non sono solo etici, ma anche economici, sanitari e ambientali. Si denunciano futuri inquinamenti acustici, aumento del traffico, emissioni, possibili rischi sanitari, contaminazioni microbiologiche, odori molesti e gestione dei reflui nell’ambiente circostante. In questo contesto, ci si chiede se la riapertura sia effettivamente necessaria: perché finanziare con 400.000 euro di soldi pubblici un servizio non essenziale per l’intera comunità, in un settore già sostenuto da una determinata filiera? La riapertura dell’ex macello, infatti, viene vista come una scelta politica che sostiene un modello produttivo che beneficia un numero limitato di operatori economici privati.

Centrale rimane il dibattito etico: dire di no al mattatoio significa denunciare la sistematica violenza sugli animali e le pratiche di sfruttamento intensivo. Gli animali non devono più essere riconosciuti come oggetti e prodotti da consumare, ma come esseri senzienti che, in un ambiente come il macello, provano paura, dolore e stress. Ad acuire l’ostilità è il possibile utilizzo dell’impianto di Prosecco per la lavorazione delle carni di animali selvatici, in particolare per contribuire alla gestione della proliferazione dei cinghiali.

Promuovono questa iniziativa le associazioni Amici di Luna e Sam, Animal Pride Defending Association aps FVG, Animal Voices United, Come nelle favole, Il mondo di Susanna, Il sentiero di Ares, La cuccia di Azzano X Odv, LAV sez. Trieste, Liberi di volare Odv, Mujaveg, Naica Odv, Ricomincio da cane Odv, Sos pappagalli ed altri esotici Odv, Vegan survival Trieste, Zampa su zampa Odv.

Articolo di Aurora Cauter




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