Marche

proprietari e gestori, pene definitive

CORINALDO – Niente più ricorsi, le condanne sono ormai definitive. La parola fine a uno dei filoni processuali della strage alla Lanterna Azzurra – dove morirono 5 adolescenti e una mamma – l’ha messa ieri pomeriggio la quarta sezione penale della Cassazione, che ha rigettato o dichiarato inammissibili i ricorsi proposti da sette imputati. Tra questi c’erano i gestori e i proprietari della discoteca di Corinaldo, ma anche l’addetto alla sicurezza per la notte dell’8 dicembre 2018, quando si sarebbe dovuto esibire il trapper Sfera Ebbasta. Le pene, con rito abbreviato, sono comprese tra i 3 e i 5 anni.

Il bilancio

Sei morti e più di 200 i feriti a causa delle carenze strutturali e dei deficit in tema di sicurezza, ingigantiti dallo spray urticante utilizzato dalla banda composta dai sei rapinatori della Bassa Modenese per facilitare gli scippi delle catenine. La gang (insieme a un altro rapinatore) sta già scontando la condanna definitiva che, complessivamente, tocca i 70 anni di reclusione.

I nomi

Andando nel dettaglio della sentenza di ieri, gli ermellini hanno confermato le pene per i quattro proprietari dell’immobile riempito quella notte oltre i limiti della capienza: tre anni di reclusione a Letizia Micci e Mara Paialunga, quattro anni ciascuno ad Alberto e Marco Micci. Il responsabile della sicurezza, Gianni Ermellini, dovrà scontare tre anni e otto mesi di reclusione. Senza esito anche il ricorso presentato da Carlantonio Capone, uno dei soci della Magic, la srl che gestiva la società: confermati i tre anni e quattro mesi definiti dalla Corte d’Appello lo scorso luglio. La pena più gravosa a Marco Cecchini, dj considerato dalla procura tra gli organizzatori di fatto della serata dell’8 dicembre: cinque anni e un mese di arresto. Per quanto riguarda le accuse, si procedeva per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose e disastro colposo.

L’ultimo filone

Rimane aperto un ultimo filone, fermo alla Corte di Appello. È quello che prende in considerazione le posizioni dei membri della Commissione di vigilanza che, quattordici mesi prima della tragedia, aveva rilasciato al locale la licenza di pubblico spettacolo pur non avendone, la tesi della procura, i requisiti. In primo grado gli imputati (sei i membri della Commissione) sono stati condannati per il reato di falso. Cadute le accuse colpose di omicidio e disastro. Prima della sentenza, la Corte ha chiesto di un’ulteriore perizia tecnica.




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