Arriva il decreto Schillaci, a Roma 600 pediatri contro la riforma
Non una semplice vertenza di categoria, ma una mobilitazione che nasce dal basso e si allarga rapidamente lungo tutta la penisola. A Roma prende forma il fronte dei Pediatri di Libera Scelta contro la riforma dell’assistenza primaria promossa dal Governo, un intervento che punta a riorganizzare il sistema anche in funzione degli obiettivi del PNRR.
Nel giro di pochi giorni, il coordinamento spontaneo ha superato le 600 adesioni, segnale di un malcontento diffuso che attraversa studi medici e territori.
Nel mirino dei pediatri ci sono tre pilastri della proposta. Il primo riguarda l’aumento del numero massimo di assistiti, che salirebbe fino a 1.500 per medico, allineando di fatto la pediatria alla medicina generale.
Il secondo è l’estensione dell’età pediatrica fino ai 18 anni. Il terzo introduce un modello organizzativo misto, tra convenzione e dipendenza, con l’inserimento dei professionisti nelle Case di Comunità.
Una trasformazione che, secondo i medici, rischia di comprimere il tempo della cura. “Più pazienti significano meno attenzione per ciascun bambino”, è il messaggio che arriva dal coordinamento. In pediatria, spiegano, la relazione e l’osservazione prolungata sono strumenti fondamentali, soprattutto nei primi anni di vita.
Ridurre gli spazi di ascolto e visita potrebbe tradursi in diagnosi meno tempestive e in una prevenzione meno efficace.
Le perplessità riguardano anche il nuovo assetto delle Case di Comunità. L’ipotesi di turni e vincoli più rigidi viene letta come un possibile indebolimento del rapporto fiduciario con le famiglie.
Un legame costruito nel tempo, che rappresenta uno dei cardini dell’assistenza pediatrica territoriale e che rischierebbe di essere sacrificato a favore di una logica più standardizzata.
Il confronto si innesta su una realtà già fragile, soprattutto nella Capitale. Negli ultimi anni il numero dei pediatri è diminuito, mentre in alcune zone la domanda resta elevata.
Le criticità più evidenti si registrano nelle periferie: nel Municipio VI, tra Tor Bella Monaca e Torre Angela, ogni medico segue già oltre mille assistiti, superando i limiti attuali. Situazioni analoghe emergono anche in altri quadranti urbani, dove l’equilibrio tra domanda e offerta di servizi sanitari appare sempre più precario.
A guidare la protesta sono soprattutto i professionisti più giovani, segno di una preoccupazione che guarda al futuro della professione. Il timore è che il nuovo modello renda il lavoro meno sostenibile e meno attrattivo, con ricadute dirette sulla qualità dell’assistenza pubblica.
Dal fronte dei medici arriva una richiesta chiara: aprire un confronto reale sul merito della riforma, evitando interventi che possano compromettere un sistema costruito sulla continuità e sulla prossimità.
Intanto, anche la medicina generale osserva con cautela l’evoluzione del progetto, sollevando dubbi sulla tenuta organizzativa ed economica del nuovo assetto.
La partita è appena iniziata, ma il segnale è forte: sulla salute dei più piccoli, i pediatri non intendono fare passi indietro.
Source link





