Rubio lancia Project Freedom: “Azione difensiva, se sparano per primi risponderemo”
“L’operazione Epic Fury è conclusa. Trump lo ha notificato al Congresso, adesso c’è l’operazione Project Freedom”: questo l’annuncio del segretario di Stato americano Marco Rubio. Nel corso dello stesso intervento, il braccio destro di Donald Trump ha chiarito la natura della nuova missione: “È chiaro e che tutti comprendano che questa non è un’operazione offensiva. Si tratta di un’operazione difensiva. E il significato di ciò è molto semplice: non si spara a meno che non siano loro a sparare per primi”. Rubio ha poi ribadito il concetto spiegando che “noi non li stiamo attaccando”: “Non lo stiamo facendo, ma se dovessero attaccare una nave, sarebbe necessario rispondere: non si spara a meno che non siano loro a sparare per primi. E finora abbiamo avuto successo in questo ambito”.
Rubio successivamente ha illustrato gli obiettivi dell’operazione: “L’obiettivo di Project Freedom è trarre in salvo quasi 23.000 civili, provenienti da 80 Paesi diversi, che sono rimasti intrappolati nel Golfo e abbandonati al loro destino dal regime iraniano”. Nel briefing con la stampa, il segretario di Stato Usa inoltre espresso una valutazione sulle attività iraniane nella regione, affermando che “le azioni dell’Iran a Hormuz sono criminali”. Riguardo all’intervento internazionale, ha sottolineato che “molte nazioni ci hanno chiesto di intervenire. E noi lo facciamo non perché ce lo hanno chiesto, ma perché siamo gli unici che possiamo”.
Parlando del programma nucleare iraniano, Rubio ha dichiarato che l’Iran ha “sempre” sostenuto di non volere un’arma nucleare, ma l’ha sempre voluta, aggiungendo: “Dice che non la vuole ma non lo pensa davvero”. Nel corso dell’incontro con i giornalisti, ha anche fatto riferimento ai rapporti con l’Italia, osservando che il Paese ha addestrato le forze di sicurezza libanesi e che “la consulteremo certamente, può essere molto utile per quel Paese”, alla vigilia di un suo viaggio in Italia.
Infine, ha commentato altri aspetti dell’agenda diplomatica, precisando che “la visita dal Papa era stata programmata prima” degli attacchi di Trump e aggiungendo che “è ovvio che
sono successe delle cose nel frattempo”. Rubio ha dunque ricordato i rapporti con la Santa Sede: “Il Papa è il capo della Chiesa cattolica ma anche un capo di Stato. Con il Vaticano noi abbiamo lavorato spesso, è normale”.
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