Dagli scarti cittadini una ricchezza per coltivare i funghi – In breve
Trasformare scarti organici, come
fondi di caffè e residui vegetali raccolti da bar, ristoranti e
aziende agricole partner, in funghi gourmet di alta qualità
(Pleurotus e Shiitake). Il processo avviene all’interno di due
farm verticali situate in città, gestite tramite sistemi
avanzati di Intelligenza Artificiale che monitorano, analizzano,
gestiscono e ottimizzano ogni fase della crescita del prodotto.
E’ la ‘mission’ di tre studenti della Lumsa, Anna Maria
Stefani, Cristiana Merli, Mattia Perasole, che hanno realizzato
il progetto per una start up che, oltre alla produzione, punta a
sensibilizzare alla cultura del riciclo e dell’alimentazione
sostenibile.
“Fungo Futuro nasce per rispondere a tre esigenze critiche,
– spiegano gli studenti – trasformando problemi attuali in
opportunità: per gli spazi urbani dismessi si affronta il
problema del degrado e degli immobili abbandonati nelle città.
Recuperiamo questi spazi inutilizzati per trasformarli in siti
produttivi attivi (vertical farm), creando nuovo valore
economico e sociale senza consumare suolo vergine. Il bisogno
alimentare: la crescente domanda di cibo sano, sostenibile,
tracciabile e a Km0, in contrapposizione a prodotti importati o
industriali. Il bisogno delle aziende: le imprese locali
necessitano di gestire i propri scarti in modo virtuoso per
migliorare la propria green reputation.
Noi offriamo loro un servizio di gestione circolare. La forza
di Fungo Futuro risiede in un ecosistema che unisce tecnologia e
rigenerazione: Agri-Tech avanzato: l’uso dell’AI per il
controllo climatico garantisce efficienza produttiva e qualità
costante tutto l’anno, superando i limiti e l’imprevedibilità
dell’agricoltura tradizionale”.
Dall’analisi dei tre studenti risulta che si registra un
cambiamento strutturale nelle abitudini alimentari. Il consumo
di funghi freschi in Italia cresce a un tasso del +13% annuo,
trainato dalla ricerca di proteine vegetali alternative alla
carne e prodotti superfood. Gap produttivo nazionale: l’Italia
produce circa 62.000 tonnellate di funghi l’anno, ma la domanda
interna supera le 75.000 tonnellate. Il Paese è il sesto
produttore Ue ma resta un importatore netto, costretto a
ricorrere all’estero per soddisfare il fabbisogno. Il mercato è
polarizzato. Da un lato il fungo Champignon (bianco) standard,
che domina i volumi (80-90%) ma ha prezzi bassi (circa 3 euro al
kg a livello europeo). Dall’altro il segmento gourmet/premium,
dove si posiziona Fungo Futuro, che spunta prezzi di mercato
decisamente superiori (circa 7-15 euro al kg) e registra una
domanda insoddisfatta.
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