Politica

L’arrivo di Magyar in Italia: a Sestri Levante l’attesa dell’anti Orban che nessuno ha decifrato

È l’incastro che non ti aspetti, atteso sulla rotta più che inedita Budapest-Sestri Levante, lo sbarco di Péter Magyar tra le barche della Baia del Silenzio. Ecco perché tanti occhi, da domani, saranno puntati sulla visita in Liguria dell’uomo che in Ungheria è stato capace di mettere fine all’egemonia di Viktor Orban dopo 16 anni, vincendo le elezioni di aprile. Ancora prima del giuramento da presidente davanti al Parlamento, il premier magiaro in pectore sarà domani pomeriggio a Sestri per l’apertura del Riviera International Film Festival e la premiere di Spring Wind, The Awakening, il documentario che ne racconta l’ascesa al potere.

«Una scelta di cuore», ne dicono i più vicini anche per riferirsi all’amicizia con Tamás Yvan Topolánszky e Claudia Sümeghy, gli autori del docufilm che aprirà il festival, che in realtà pare mischiare anche tanto di più. Compresa la necessità tutta politica di farsi conoscere un po’ di più dalla comunità internazionale.

Al primo passo più o meno ufficiale fuori dall’Ungheria da quando ha vinto le elezioni, atteso nel pomeriggio per la proiezione del film, la cena di gala e poi per la conferenza stampa della mattina di mercoledì, sempre sul mare della baia di Sestri, Magyar del resto per gran parte della comunità politica internazionale continua a essere figura da decifrare.

È il leader che ha strappato l’Ungheria dalle mani di Orban dopo decenni ma ne ha condiviso per lunghi tratti la parabola politica. Ha cavalcato la virata filo europeista del paese ma rimane un uomo-partito, sempre in ambito conservatore, stabilmente a destra. Ha vinto da paladino della lotta alla corruzione e ai malcostumi di governo, e ha appena nominato il cognato come futuro ministro della Giustizia. Ne hanno salutato la svolta un po’ tutti, persino nel campo progressista italiano così come nella destra non apertamente filo Orban, ma nessuno pare ancora poterne interpretare la traiettoria.

Ecco perché, almeno per ora, la visita italiana di Magyar pare delinearsi come occasione per pochi. Anche per questo, al momento non risulta ancora nessun accredito politico di peso, al massimo potrebbe fare capolino qualche parlamentare del territorio. A rappresentare le istituzioni nella lista della premier al momento ci sono i nomi del sindaco di Sestri Levante Francesco Solinas e della vicepresidente della Regione Liguria Simona Ferro.

E così quella della cittadina dei due mari sarà soprattutto vigilia di organizzazione, preoccupazioni sull’allestimento della sicurezza e riflessioni sul relativo impatto sul resto delle attività tra piccolo e centro e zona mare, tra esercizi commerciali, bar e ristoranti. «Se porta un po’ di pubblicità e non troppa confusione nel fine settimana, quando ci sono i turisti veri, – c’era chi rifletteva con mood tutto ligure, quasi caricaturale, ieri tra i cittadini di Sestri Levante – alla fine lo accogliamo anche volentieri. Il festival che l’ha invitato fa così da anni, e siamo felici di averlo qui con noi».

Da parte sua, in attesa di capire chi avrà accanto a sé sul red carpet che il Riff dispiega tra le strade e il piccolo cinema di Sestri, Magyar ha lanciato la proiezione sui social parlando del «documentario che è diventato il documentario ungherese più visto di sempre nei cinema: ha 3,3 milioni di visualizzazioni su You Tube in 2 giorni ed è in testa alla lista degli ascolti HBO da due settimane», si legge sui suoi canali social. «Grazie ai creatori per il film, a tutti i nostri compaesani e agli organizzatori del festival del cinema per l’invito», ha ripostato nei giorni scorsi.

Nel docufilm si incontrano i piccoli palchi della campagna elettorale e le conversazioni informali, i collaboratori più stretti e i motivi di un’impresa che ha cambiato un pezzo di paese, e probabilmente rappresenta uno dei modi possibili per portare una propria autonarrazione in Europa. Tamás Yvan Topolánszky e Claudia Sümeghy, regista e produttrice del docufilm, lo hanno seguito da vicinissimo per un intero anno e parlano di «testimonianza della fine di una stagione politica», con tutti i riflessi del caso sui sovranismi che hanno proliferato nel resto d’Europa negli anni, Italia compresa. Se sarà solo storytelling, passando da Sestri Levante, lo diranno le politiche della prossima Ungheria.


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