Abruzzo

Dobbiamo riscoprire la comunità e l’oro di Chieti, niente manifesti perché parlo agli adulti


Ha deciso di candidarsi come sindaco di Chieti perché, puntualizza, “è suonata la campana dell’impegno personale”. Pacato ma deciso, concetti saldi e illustrati con dovizia, Giancarlo Cascini, 72 anni, medico di medicina generale in pensione, per un anno assessore della giunta comunale uscente, si propone come alternativa alla “politica tradizionale”. Rifiuta i toni bellicosi della comunicazione politica odierna e rompe gli schemi prediligendo i contenuti, anche a costo di risultare poco attrattivo per una platea non sempre disposta a un’attenzione prolungata.

Una scelta che si evince già dalla sua comunicazione in campagna elettorale: fatta, come detto, di contenuti ben scritti e di poche immagini tanto che, come aveva spiegato in un post pubblicato sui social pochi giorni fa, il candidato sindaco Cascini ha scelto di non farsi fotografare per comparire nei tradizionali manifesti 6×3 che tappezzano Chieti in queste settimane. 

Ha il sostegno della lista “Chieti in Comune”, composta da 32 candidati consiglieri, dove non mancano volti che hanno già, di recente o in tempi più lontani, occupato uno scranno dell’assise civica comunale.

Perché ha deciso di candidarsi come sindaco di Chieti?

Perché ho capito che era suonata la campagna dell’impegno personale, dato che ho un’esperienza politica, amministrativa, di vita, professionale da poter spendere. Ho incontrato quest’associazione (Chieti bene comune, ndc) con cui condivido gli ideali e ho ritenuto che in questa fase dovessi condividere questo patrimonio di conoscenze ed esperienze con la città, senza alcuna ambizione personale. 

Perché oggi un cittadino indeciso dovrebbe scegliere lei?

Perché faccio un discorso differente, sia dal punto di vista comunicativo che della sostanza. Nel nostro programma abbiamo inserito una parte iniziale che riguarda l’analisi. Abbiamo un metodo preciso: analisi, visione, progetto. Non elenchiamo i problemi vecchi e nuovi, che sono quelli di sempre, bensì, partiamo da un’analisi della situazione, da qui arriviamo a una visione e dalla visione arriviamo a un progetto. Su alcuni problemi non proponiamo soluzioni, perché queste devono essere studiate. Nella politica manca il fattore studio: abbiamo una classe politica di tuttologi, che credono di poter risolvere i problemi solo perché hanno conoscenza della macchina amministrativa. Io ho lavorato in Eni, dove ho imparato gli elementi della gestione e che per la corretta soluzione di un problema bisogna interessarsene e risolverlo. Oggi, invece, c’è un atteggiamento di espulsione delle professionalità e delle competenze.

Come descriverebbe lo stato attuale di Chieti e qual è la priorità assoluta da affrontare, secondo lei?

Lo stato attuale è di impreparazione del sistema città, un’impreparazione che coinvolge anche la popolazione, perché i tempi sono andati più veloci della sua capacità di capirli e di affrontarli. Per me, la priorità è capire la situazione e comprendere che sono finite molte cose a cui eravamo abituati, all’immagine di città che noi abbiamo, a quello che pensiamo di noi stessi. 

La prima cosa da fare è ripartire dalla realtà. Questà città ha goduto dello stato di capoluogo e di privilegi goduti da una classe di cittadini; normalmente, chi ha un privilegio perché occupa una posizione tende a essere conservatore. Quando questa funzione di capoluogo è finita per tanti motivi – la chiusura delle caserme, il trasferimento degli uffici o quelli che hanno subito il dimagrimento di personale, oltre alla concorrenza con Pescara – c’è stato un impatto sull’economia cittadina. Tuttavia, non c’è stata una riflessione adeguata nella cittadinanza e nella classe politica per scoprire altre risorse.

Penso che chi, oggi, continua a coltivare un’illusione non fa un piacere alla cittadinanza e da qui deriva anche la mia scelta comunicativa: la comunicazione politica è infantilizzante, ci si rivolge al cittadino con la metodologia usata dal marketing pubblicitario. Io, più che usare una tecnica che mi porti voti, che catturi consensi, ho bisogno di parlare con adulti, quindi uso un linguaggio che userei con gli adulti, con un elettore che non sia incantato. Parlo alle persone perché avrò bisogno di loro. 

Per questo ha rinunciato ai classici manifesti 6×3?

Il 6×3 non è la comunicazione che userei con una persona adulta, piuttosto tenderei a usare un ragionamento, quindi un minimo di immagine e molto di ragionamento.

Ritengo che c’è stato un periodo in cui la politica era avanti alla popolazione, negli anni della Costituente, cui è seguito un periodo in cui si è sviluppata la corruzione, dove la classe politica era allo stesso livello morale della popolazione. Ora, invece, trovo sia indietro rispetto alla popolazione, che dunque non deve essere manipolata e ingannata, ma informata.

Cosa intende?

Per esempio, abbiamo preso atto del dissesto finanzario e del fallimento del consorzio industriale, ma nessuno spiega perché ci siamo arrivati, anche se sono cose maturate sotto gli occhi di tanti. I politici dovrebbero spiegare perché questi processi arrivano a quel risultato e invece non lo fanno. 

Come immagina la città tra cinque anni se sarà eletto sindaco? 

Immagino una città più unita, dialogante al suo interno, una città più consapevole e accogliente.

Se domani Giancarlo Cascini entrasse a Palazzo di città da sindaco, quale sarebbe la sua prima azione? 

Metterei le mani sulla macchina amministrativa in termini di personale, sia per il numero, sia la qualità e il modo di lavorare. Per me, c’è bisogno di un altro clima. Si lavora con uno stile di managerialità, eppure ho imparato che non bisogna punire la mela mercia, ma premiare il merito. E, soprattutto, la politica non deve dare cattivo esempio: una raccomandazione ha un effetto devastante su tutto l’ambiente lavorativo in qualsiasi ambito.

Centro storico in difficoltà, negozi chiusi e calo residenti: da dove ripartirebbe? 

Dal ricostruire la comunità, con tutto quello che significa. Una comunità forte, unita, consapevole di sé, per poi risolvere i problemi. La madre di tutte le soluzioni è riportare residenti in città, possiamo farlo attraverso tre principi che indico tramite neologismi: “restanza”, “tornanza” e “arrivanza”. Dobbiamo rendere gradevole la città, tenendo conto dei limiti economici per cui non potremo lavorare subito sull’offerta dei servizi, ma dobbiamo lavorare sul clima di accoglienza, per riuscire a trattenere i nostri figli, gli universitari, attrarre nuovi residenti.

Chieti Scalo chiede viabilità, parcheggi e servizi: quali interventi considera urgenti? 

Trasformarla in un paese, visto che adesso è una serie di edifici in mezzo a una strada, lasciata ingovernata e ha già perso tante occasioni urbanistiche. Chieti Scalo deve acquisire uno spessore e una piazza. Il primo passo potrebbe essere la chiusura progressiva di un tratto di Tiburtina per uso pedonale finché la cittadinanza non desidererà che sia definitiva, per poter creare il centro dello Scalo.

Che rapporto immagina con l’università d’Annunzio per rendere la città più dinamica? 

L’ateneo deve svolgere una terza missione oltre quella di insegnamento e ricerca, ossia quello di integrazione con il ruolo che la ospita. Si può fare subito, anche a costo zero, con conferenze all’aperto nei punti nevralgici della città, autopromozione, crescita culturale. 

Lei ha un’esperienza amministrativa in una coalizione diversa da quella con cui corre oggi durata circa un anno: all’epoca disse di volersi dimettere per dedicarsi ai suoi pazienti.

La seconda ondata di Covid richiedeva il mio impegno come medico (nominato assessore nell’autunno 2020, Cascini ha rimesso le deleghe nelle mani del sindaco Diego Ferrara un anno dopo, ndc). In più, c’è stato un motivo di disagio nel modo di lavorare della giunta e quando ho deciso di dare le dimissioni non ho visto lacrime né da parte del sindaco né dalla mia parte politica (sorride, ndc). Al tempo, ho accettato l’incarico perché me l’ha chiesto il mio Movimento (5 stelle, ndc), ma poi ho accettato la nomina da assessore per portare avanti le mie idee. 

E ora, qual è il suo giudizio sull’amministrazione uscente di Chieti? Cosa salverebbe e cosa invece cambierebbe nettamente?

Della mia esperienza, salverei i progetti che ho portato avanti fino a un certo punto per sanità, canile e pari opportunità. Dell’amministrazione salverei la buona fede del sindaco, di cui ho stima e vecchia amicizia: credo abbia fatto del suo meglio, che forse non è stato il meglio in assoluto. Cambierei il vizio di fondo di mettere insieme sensibilità politiche diverse solo per i meccanismi elettorali per poter vincere, ma poi questi debiti si pagano in termini di armonia.

Se si dovesse andare al ballottaggio, esclude sin d’ora apparentamenti o accordi politici con altre forze, oppure valuterà convergenze programmatiche? 

Io guardo i programmi e le persone: non ci sono parentele genetiche, ci sono le persone e la reale volontà di fare qualcosa. 

Mi indica un impegno concreto e verificabile da realizzare entro il primo anno di mandato?

La rivitalizzazione dei quartieri: ogni metro quadrato di Chieti deve essere Chieti e ogni cittadino deve essere cittadino di Chieti. Ogni quartiere ha specificità e difficoltà particolari. 

Qual è, secondo lei, il quartiere che sente l’urgenza maggiore in questo momento?

Mi pare che il quartiere di Brecciarola sia il più minacciato, ci sono stati diversi “attacchi” per la sua posizione. Temo che la parte bassa della città sia oggetto di attenzione per la malavita, perché è un luogo ideale per la sistemazione dei rifiuti. Una classe politica disattenta, una cittadinanza che non avverte la minaccia e una posizione logistica ideale, ne fanno luogo ideale per certe azioni malavitose. Ricordiamo che ci sono stati tre incendi di depositi di rifiuti, vari tentativi di installazione di impianti di trattamento di rifiuto.

Cosa tiene a dire ai cittadini di Chieti?

Dobbiamo riscoprire l’oro di Chieti, che è principalmente la sicurezza: un tema estremamente sensibile ma anche in città a noi vicine, di cui non abbiamo consapevolezza e che dobbiamo sviluppare. Soprattutto ricostituendo la comunità che vuol dire sicurezza e aiuto reciproco. Questa è l’immagine di Chieti che dobbiamo rilanciare.

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